Il trattamento psichiatrico usato dal regime iraniano per contrastare i dissidenti politici.

Agire contro le norme islamiche e i valori sociali: l’accusa per Ahmadi

Un canto di rivolta arriva dall’Iran da Parastoo Ahmadi; la ragazza che si è esibita in uno spettacolo senza pubblico su You Tube.

cantando per la terra che amo appassionatamente. Qui, in questa parte del nostro amato Iran, dove la storia e i nostri miti si intrecciano, ascolta la mia voce

Arrestata insieme ai suoi musicisti Ehsan Birgadar e Soheil Faqih Nasiri. Sono due i crimini commessi dalla ragazza: quello di non indossare il velo, e di aver cantato in pubblico. Nonostante in Iran You Tube sia bloccato la ragazza in breve tempo ha avuto 1,7 milioni di visualizzazioni che stanno salendo ogni ora, ogni minuto. Dopo due giorni di interminabile silenzio è stata rilasciata in attesa di processo. Non è ancora stata dichiarata mentalmente instabile ma è questa la sorte che spetta agli attivisti.

Il trattamento riservato ai dissidenti politici

“Pazzo” secondo il vocabolario treccani è il termine per indicare “Colui che ha perso il lume della ragione” ma in determinate circostanze c’è un sinonimo che deve essere necessariamente accostato a pazzo: coraggioso. D’altra parte per fare un’azione coraggiosa, cioè un’azione che “ti permette di affrontare un momento difficile mantenendo comportamenti civili” bisogna essere “pazzi”. E di pazzi in Iran ce ne sono stati parecchi, persone che dentro e fuori lo stato stanno cercando di cambiare le cose.

Mahsa Amini senza dubbio è fra i primi simboli di rivendicazione delle condizioni delle donne in Iran e ispiratrice del movimento “Donne, Vita, Libertà“. Morta il 16 settembre del 2022, tre giorni dopo al suo arresto. Dopo di lei, il nuovo simbolo del movimento è Ahoo Daryaei, la ragazza che questo novembre è stata dichiarata “Troppo malata per avviare un processo” dopo che si è spogliata per protesta nell’università di Tehran.

Attivisti mentalmente instabili

Amnesty International lancia l’allarme su ciò che aspetta agli obbiettori politici: tortura, elettroshock, cocktail di farmaci e percosse.

Hadi Ghaemi, direttore esecutivo del Chri (Center For Human Rights in Iran) specifica “Trasferire chi partecipa a proteste pacifiche in ospedali psichiatrici rappresenta non solo un atto di detenzione arbitraria, ma costituisce anche una forma di rapimento. Questa pratica è una mossa palesemente illegale per screditare gli attivisti etichettandoli come mentalmente instabili”

Purtroppo è lungo l’elenco di iraniani morti o torturati per combattere contro il regime. Dai manifestanti (non solo, anche passanti) arrestati o uccisi da colpi di fucile durante le proteste di “Donna, Vita, Libertà”; al rapper curdo Saman Yasin, portato in un ospedale psichiatrico nel 2022 e accusato di fare “guerra contro Dio”, reato che prevede la pena capitale.

ad attivisti come Roya Zakeri che è stata portata in ospedale per aver cantato in pubblico slogan antiregime o Azam Jangravi che ha dovuto ammettere di avere problemi psichiatrici dopo aver sventolato un hijab sulle strade di Teheran.

L’amore per la vita

Studentesse accusate del grave reato di mettersi lo smalto sulle unghie, impiccate e condannate a morte.

E atti estremi, suicidi, come quello di Kianush Sanjari giornalista più volte arrestato e portato in ospedale psichiatrico. Su X aveva annunciato che si sarebbe tolto la vita se Fateme Sepehari, Nasreen Shakarami, Toomaj Salehi e Arsham Rezaei, attivisti politici, non sarebbero stati liberati entro il 13 novembre. Quel giorno, alle 19, ha mantenuto la sua promessa.

“Spero che un giorno gli iraniani si sveglino e sconfiggano la schiavitù. Nessuno dovrebbe essere imprigionato per aver espresso le proprie opinioni. La protesta è un diritto di ogni cittadino iraniano. La mia vita finirà dopo questo post ma non dimentichiamo che moriamo per amore della vita, non della morte. Mi auguro che un giorno gli iraniani si sveglino e superino la schiavitù. Viva l’Iran“. – Sanjari

In commento a questa perdita, Hossein Yazdi ha detto “Mi sento soffocare, non credevo che lo avresti fatto, ma avrei voluto che mi avessi portato con te. Vorrei che non avessimo litigato” Hossein Ronaghi si è invece cucito le labbra a seguito della morte del giornalista.

I giovani si stanno martorizzando per esprimere il dissenso contro il loro regime, ben consapevoli di quali diritti il loro Paese li stia privando.

Dicembre è sempre il mese in cui si tirano le somme: nel 2023 sono state 853 le pene di morte per reprimere le rivolta. Dopo il movimento “Donne, Vita, Libertà” nel 2022 c’è stato il più alto numero di esecuzioni capitali degli ultimi otto anni. L’ondata di esecuzioni prosegue nel 2024, fino a settembre si sono registrate 400 esecuzioni, di cui 93 solo nel mese di agosto.

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