Trasfromare lo spirito umano per un mondo libero da armi nucelari.
L’Aula Magna del Dipartimento di Lettere ha ospitato fino ad oggi, 13 dicembre, la mostra Senzatomica che pone come scopo una riflessione profonda sul disarmo nucleare e sui pericoli derivanti dall’utilizzo dell’atomica, soprattutto in contesti bellici e come arma di distruzione di massa.
Un percorso storico, scientifico ma soprattutto umano, che, attraverso le parole e le testimonianze dei sopravvissuti alle bombe di Hiroshima e Nagasaki, apre un focus sull’importanza e sulla necessità di aspirare ad un mondo libero dalle armi nucleari e da ogni conflitto.

Gli hibakusha
La mostra si snoda attraverso un percorso interattivo ed è composta da pannelli esplicativi che ripercorrorono la storia della creazione della bomba atomica e del suo funesto impiego durante il secondo conflitto mondiale. Grazie al materiale audiovisivo è possibile conoscere ed ascoltare le strazianti testimonianze degli hibakusha, ossia i sopravvissuti al bombardamento atomico giapponese, i quali, oltre a riportare danni e traumi legati a questo drammatico evento, furono oggetto di gravi discriminazioni per il resto della loro vita a causa della paura per le conseguenze delle radiazioni. Queste persone, insieme ai loro discendenti, furono socialmente ed economicamente emarginati, tanto da essere esclusi dai contesti lavorativi e gravemente penalizzati nel contrarre mantrimonio.
A seguiti di questi disastrosi eventi si è cercato continuamente di sensibilizzare sui temi riguardanti il diritto alla vita, alla libertà individuale, all’autodeterminazione e altri principi basati sulla convinzione morale che ogni un essere umano ha il diritto di vivere e, in particolare, non essere ucciso o leso da un altro essere umano.
Le lotte portate avanti dagli hibakusha hanno avuto conquiste concrete, soprattutto nel panorama del diritto internazionale, portandoci in un mondo sempre più orientato alla lotta contro le armi nucleari e al raggiungimento della pace.
Cosa ci fa sentire al sicuro?
La mostra offre uno spazio apposito in cui i i visitatori possono lasciare un pensiero personale su cosa li faccia sentire al sicuro. Le risposte sono varie: alcune più leggere, altre più profonde, tutte connotate da un tratto unico e individuale ma che non ci impedisce di leggere una costante del pensiero umano; quasi che gli affetti, le connessioni e la fiducia siano elementi imprescindibili nella nostra vita e da ribadire con forza.
“Mia madre”
“Mio padre”
“La mia famiglia”
“I miei amici”
“Le persone a cui dò fiducia”
“La persona che amo”
“La mia migliore amica”
“Casa mia”.
Nel mondo attuale possiamo davvero sentirci al sicuro?
Il diritto umanitario internazionale (DIU), ossia l’insieme delle norme e convenzioni di diritto internazionale che si occupano di limitare i danni, o gli effetti in generale, dei conflitti armati e di proteggere principalmente le vittime di guerra, i civili, i combattenti, gli operatori sanitari e i soccoritori è fondamentale.
Il DIU classifica gli ordigni nucleari come armi di distruzione di massa, capaci di uccidere, ferire e distruggere su ampia scala. Gli attacchi compiuti con questa tipologia di armi non hanno giustificazione in alcun caso:
- Le perdite umane sarebbero in ogni caso di gran lunga superiori rispetto a eventuali vantaggi militari ottenibili. Verrebbe meno il c.d. principio di proporzionalità dell’attacco.
- Gli effetti di un attacco nucleare sono stati reputati troppo distruttivi anche post conflitto. Si considerano danni irreversibili nei confronti dell’ambiente, del clima, delle popolazioni e per la salvaguardia delle generazioni future (in termini di salute, sopravvivenza e sicurezza alimentare)
- Le conseguenze umanitarie sarebbero enormi dal momento che nessuna istituzione, Stato, organizzazione umanitaria o organismo internazionale sarebbe in grado di affrontare un’emergenza di tale portata. Si rende così impossibile soccorrere o aiutare in qualsiasi modo le persone colpite e garantire, nel lungo periodo, un risanamento ambientale, materale o attuare una qualsivoglia forma di ricostruzione.
Le armi nucleari sono chiaramente armi di distruzione di massa, tuttavia occorre sottolineare che, allo stato attuale, è estremamente ostico individuare una norma specifica di diritto internazionale che vieti espressamente l’utilizzo di questa tipologia di ordigni.
Nonostante ciò si hanno delle solide basi che ci permettono di dichiarare illegali le armi nucleari, non solo perchè possiamo osservare evidenti contrasti con i diritti inalienabili di ogni essere umano e la proporzionalità degli attacchi garantiti dal diritto bellico, ma perchè si identifica come un mezzo distruttivo e ipoteticamente idoneo a perpretare un genocidio. Dato l’incalcolabile numero di vittime che un ordigno atomico potrebbe causare, la volontà di causare un attacco nucleare è equiparabile al commettere un genocidio e ciò rafforzerebbe ulterioremente la visione per cui tali armi sono messe al bando dalla comunità internazionale, anche senza un preciso e letterale riferimento normativo.

