Le ultime vicende di una società sempre più diseguale.
Il patriarcato, inteso come sistema sociale che conferisce agli uomini un potere predominante nelle strutture politiche, economiche e culturali, è uno dei problemi principali della nostra realtà. Le disuguaglianze di potere tra uomini e donne sono sia il risultato di comportamenti individuali o di eccezioni sociali, sia frutto di un sistema strutturato che ha plasmato la nostra storia e continua a perpetuarsi nelle pratiche quotidiane.

IL PATRIARCATO: UNA STRUTTURA STORICA E SOCIALE
Il patriarcato non è un fenomeno recente, ma una struttura sociale che affonda le proprie radici in tempi lontani. Nel corso dei secoli, le donne sono state sistematicamente relegate a ruoli subordinati in ogni ambito: dal diritto di voto alla libertà di scegliere il proprio destino alla gestione dei propri corpi. La figura maschile è sempre stata quella che ha dettato le leggi e stabilito le norme. Questo ha portato una cultura che giustifica e normalizza la disparità di potere tra i sessi, alimentando atteggiamenti sessisti e discriminatori.
Il concetto di patriarcato è radicato nella nostra cultura anche per una questione storica ed antropologica.
Andando indietro nel tempo, giá nell’Antica Grecia, le donne avevano pochissimi diritti legali e vivevano sotto la tutela di padri o mariti. La democrazia ateniese, per esempio, era riservata solo agli uomini e le donne non avevano il diritto di opinione. Nella Roma antica, il pater familias aveva il controllo assoluto sui membri della famiglia. Nell’Europa medievale la Chiesa cristiana consolidò il patriarcato, enfatizzando il ruolo delle donne come mogli e madri, subordinate agli uomini. Le donne nobili potevano talvolta esercitare potere politico, ma solo in assenza di un erede maschio.

Il termine patriarcato viene affiancato anche al suo significato opposto; il matriarcato. Fino al XIX secolo, il termine matriarcato indicava la ginecocrazia, un sistema in cui il potere politico ed economico era nelle mani delle donne mentre gli uomini erano subordinati. Dal XX secolo, questa idea è stata abbandonata: secondo gli antropologi, il matriarcato come forma di governo femminile non è mai esistito. Oggi si preferisce parlare di società matrilineari (dove la discendenza segue la linea materna) e matrilocali (dove la famiglia risiede presso la famiglia della madre).
In ogni caso, nel 2024, non esistono nella nostra società discriminanze legate ad un ipotetico sistema matriarcale. Il patriarcato, invece, vive tra di noi in ogni sua forma: discriminazioni, violenza, differenza tra salari di uomini e donne e forme di abusi sul luogo di lavoro.
IL PATRIARCATO: L’ULTIMO CASO AMERICANO
Per capire il patriarcato in ambito politico basta semplicemente pensare alla recente narrazione delle elezioni americane che vedono Kamala Harris e Donald Trump protagonisti.
Harris, potenzialmente la prima presidente donna di origini indo-giamaicane nella storia degli Stati Uniti, affronta un doppio scrutinio legato all’essere donna e di appartenenza ad una minoranza etnica. Secondo i sondaggi, una parte significativa degli elettori americani, soprattutto uomini bianchi, ha ritenuto il genere biologico di Kamala Harris un possibile svantaggio. La candidata ha mantenuto un forte sostegno tra le donne, tra le persone di minoranze etniche e tra i giovani elettori, evidenziando una spaccatura generazionale e culturale nelle preferenze politiche degli americani.
La figura di Trump continua ad incarnare un modello tradizionale di leadership associato al maschile dominante. Harris rappresenterebbe, invece, un cambiamento simbolico e reale che sfida le strutture di potere convenzionali. Sebbene il patriarcato non sia un tema esplicito della campagna, emerge indirettamente attraverso la narrativa mediatica che Harris ha ricevuto rispetto alla sua idoneità al ruolo, un trattamento meno riservato agli uomini in politica.

Un’importante riflessione sulla differenza di percezione fra uomini e donne è quella riportata da Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana.
“Un uomo è assertivo, una donna aggressiva. Un uomo è stratega, una donna una manipolatrice. Un uomo è un leader, una donna ha manie di controllo. Un uomo è autorevole, una donna prepotente. Le caratteristiche e i comportamenti sono gli stessi, l’unica cosa che cambia è il sesso ed è in base al sesso che il mondo ci giudica e ci tratta diversamente.”
UN IMPEGNO COLLETTIVO CONTRO IL PATRIARCATO: IL CASO DI GIULIA
LA PAROLA FEMMINICIDIO NON INDICA IL SESSO DELLA MORTA. INDICA IL MOTIVO PER CUI E’ STATA UCCISA.
L’anno scorso, il caso di cronaca nera di Giulia Cecchettin, ha riaperto ferite mai cicatrizzate sul tema della violenza di genere. Giulia è stata uccisa da Filippo Turetta, ex fidanzato. In questi giorni é uscita la lista dei 15 motivi che hanno spinto Giulia a lasciarlo. Possiamo notare con estrema facilità tantissimi atteggiamenti dell’educazione corrotta del patriarcato, atteggiamenti tossici che spesso passano inosservati.


Il caso di Giulia è stato un megafono sociale sul tema del femminicidio. La vicenda ha messo in evidenza il pericolo rappresentato dal controllo psicologico e fisico che alcune donne subiscono in relazioni abusive, spesso minimizzate o ignorate. La vicenda ha portato ad interrogarsi su come il patriarcato alimenti le disuguaglianze di potere nelle relazioni e su come la società permetta che tali comportamenti vengano tollerati o non adeguatamente affrontati.
Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I “mostri” non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling.
Dalla lettera di Elena scritta per sua sorella Giulia
La violenza contro le donne è un crimine che si manifesta in varie forme: violenza domestica, abusi sessuali, stalking, forme di maltrattamento psicologico e in fine il femminicidio.
Combattere la violenza significa affrontare il patriarcato, smantellare le sue strutture e lottare per un mondo in cui uomini e donne possano vivere in uguaglianza e rispetto. Tale responsabilità non è solo delle donne, ma di tutta la società. Gli uomini dovrebbero essere alleati nella lotta contro la violenza di genere, promuovendo modelli di comportamento rispettosi e consapevoli. Il fine della lotta femminista è quello di stabilire ed equilibrare l’uguaglianza politica, economica, personale e sociale tra i generi, e non vede uno dei sessi superiore all’altro. Il femminismo è un lavoro di collaborazione sociale che riguarda tutti ed è fondamentale che le istituzioni adottino leggi più efficaci e che i sistemi di giustizia siano più sensibili alle necessità delle vittime, garantendo loro protezione e supporto.
