Lo sciopero al contrario delle magliette rosse rivendica il riconoscimento del lavoro e della ricerca

ricercatori

Il Ministro Poletti ha definito la ricerca un hobby, ma la ricerca è un lavoro, infatti se l’università italiana si regge ancora in piedi lo si deve al contributo giornaliero di tutti i ricercatori, in particolare di quelli non strutturati (ovvero personale che lavora con un contratto a tempo determinato), che pur non godendo dei benefici riservati agli strutturati, continuano a fare il loro lavoro, spinti principalmente, e per fortuna, dalla passione nonostante il contesto normativo e politico palesemente avversi.

È contro questo sordo contesto che questo silenzioso popolo di eroi da scrivania della D’Annunzio ha deciso di protestare la mattina del 10 Marzo nel piazzale di Lettere dell’Ateneo di Chieti.

I ricercatori erano un centinaio e hanno dato vita a una breve flash mob, armati di magliette rosse e del loro logo #ricercaprecaria, rispondendo alle domande di giornalisti e curiosi. La protesta in sé è stata breve per un solo motivo: era loro intenzione scioperare alla rovescia senza interrompere troppo a lungo il loro lavoro. Hanno quindi portato con loro la maglietta rossa, simbolo della protesta, durante tutte le attività svolte come: lezioni, lavoro e seminari.

Questo evento del 10 marzo si inserisce in un movimento nazionale, infatti dal 2015 un’onda di proteste ha attraversato i maggiori Atenei d’ Italia, da Torino a Bari, per rivendicare il ruolo che i ricercatori ricoprono in ogni Ateneo.

Ad oggi non sappiamo dirvi che lavoro faccia Poletti. Magari fa il Ministro per hobby. Siamo sicuri però del lavoro dei nostri ricercatori precari e non precari.

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