L’ennesimo tentativo di limitare autonomia, indipendenza e allineare alla censura e controllo governativo le Università

Ci troviamo qui a parlare delle mosse di questo Governo che sembra vogliano sempre di più controllare e limitare le azioni e le libertà concesse al popolo, studenti, manifestanti e ai vari Atenei italiani.

Oggi si parla di limitare l’Articolo 33 della Costituzione, che qui cito:

“L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. […] Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato. […]”

Potreste chiedervi in che modo il Governo stia cercando di limitare questo passaggio dell’Articolo 33 e, di conseguenza, la libertà ed indipendenza delle Università italiane. È presto detto: tramite la modifica della Legge 240/2010, che dà indipendenza e potere decisionale agli Atenei e mediante la riforma dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca).

Le riforme: dai Cd’A ai mandati del Rettore

Fra le modifiche della legge 240/2010 spicca l’obbligo d’ingresso nei Cd’A (Consiglio d’Amministrazione) dei vari Atenei di un membro scelto dall’Esecutivo con presenza politica e votante. Ad oggi, all’interno dei CdA, siedono già due revisori dei conti (figure preposte al controllo e all’approvazione dei bilanci) nominati rispettivamente uno dal MUR (Ministero Università e Ricerca) e uno dal MEF (Ministero Economia e Finanza).

Fra le altre modifiche troviamo il prolungamento dei mandati rettorali da 6 ad 8 anni e l’introduzione di un voto di verifica di metà mandato, che non prevede candidati di opposizione. I rettori saranno, tra l’altro, rieleggibili, portando la durata di un mandato rettorale dagli attuali 6 anni fino a 16 anni, invertendo il precedente diktat di mandati brevi utili per evitare rendite personali e “corti” permanenti, oltre che l’influenzabilità politica che un mandato così lungo offre.

La riforma Anvur

Per gli organi di controllo del sistema universitario, rilevante ci sembra la riforma ANVUR (nel link la proposta di d.p.r.), ente che valuta la qualità dei processi, i risultati e i prodotti delle attività di gestione, formazione e ricerca, compreso il trasferimento tecnologico, delle università e degli enti di ricerca vigilati dal MIUR che era indipendente di valutare autonomamente i vari enti di ricerca ed Università.

Con le proposte contenute nella riforma il Consiglio direttivo passa da 7 a 4 componenti più il Presidente; il Comitato consultivo da 17 a 9 membri; i membri del Consiglio saranno selezionati dal Ministero dell’Università e della Ricerca che nominerà anche il Presidente del Consiglio Direttivo stesso. Cambiano anche i sistemi di accreditamento e valutazione che, da normativa vigente, sono di iniziativa dell’Agenzia. La riforma prevede che siano assoggettati al volere del Ministro.

“rispetto dell’indirizzo politico dato dal Ministero dell’università e della ricerca, quale Ministero vigilante.”

Citazione: Relazione illustrativa

Il Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, Forza Italia

La riforma ANVUR comporterebbe l’uscita dell’Agenzia dalle organizzazioni di valutazione internazionale poiché essa diventerebbe uno strumento assoggettato alla volontà politica del Ministro che siede al MUR, perdendo di imparzialità.

A che punto siamo

Siamo arrivati a un punto di svolta nel mondo accademico e della ricerca italiano: le riforme proposte dal Ministro Bernini della legge 240/2010 sono ormai sui tavoli di Parlamento e Senato, con la riforma Anvur che viene già discussa.

Possibile che non ci siano risposte dal mondo accademico? Possibile che nessuno sappia cosa sta succedendo? Come cambierà la vita degli studenti, dei professori e di chiunque abbia a che fare col mondo universitario dopo l’introduzione della riforma?

Per fare un esempio di come (non) è affrontata la vicenda dai media pubblici, riporto le parole di Bernini dopo il Cdm sulla riforma Anvur:

«Premiamo la qualità e la responsabilità, rendiamo la valutazione più trasparente e accessibile, semplifichiamo procedure spesso troppo complesse e apriamo ancora di più il nostro sistema universitario e della ricerca al confronto internazionale».

È facile indicare le criticità del discorso del Ministro ma voglio qui riprendere le considerazioni e valutazioni del Consiglio di Stato, abbreviato in Cds sulla riforma dell’ANVUR. Il CdS critica aspramente le proposte di riforma perché trasferisce al Ministro poteri che la legge attuale assegna all’Agenzia, riducendone, de facto, autonomia e indipendenza. La concentrazione delle nomine e la designazione diretta del Presidente minano la trasparenza e aumentano il rischio di ingerenze politiche. Inoltre, la riforma viola la gerarchia delle fonti modificando per via regolamentare aspetti fissati dalla legge, come la durata del mandato. NOTA BENE: dal punto di vista del diritto amministrativo i regolamenti non possono modificare le leggi.

Anche la figura del Direttore generale risulta palesemente indebolita visto che sarà una marionetta tra le mani del Ministero. In sostanza, la “semplificazione” proposta svuota l’ANVUR del suo ruolo tecnico e autonomo, subordinandolo al potere politico (lascio linkato qui un articolo della redazione di ROARS che va più nel dettaglio per chi fosse interessato nello specifico alla tematica ANVUR). Sta avvenendo esattamente l’opposto di quanto proclamato a margine del Cdm dalla Ministra: l’ANVUR e le Università stanno perdendo sempre di più la loro autonomia.

La Presidente della CRUI, Laura Ramaciotti

L’ANVUR diventa il braccio della politica e del potere mentre le Università perdono strumenti per garantire la propria indipendenza e dovranno accettare forzatamente una sempre maggiore ingerenza della politica all’interno dei loro organi di amministrazione.

La CRUI?

Un interessante punto di vista è dato dal Rettore dell’Università per stranieri di Siena, Tomaso Montanari, che ci racconta la situazione all’interno della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, abbreviato CRUI, in un articolo (qui il link).
La CRUI sembra evitare il tema limitando le dichiarazioni istituzionali sulle riforme, eludendo il dialogo e le richieste di chiarimento con i Rettori facenti parte della conferenza e giustificandosi dicendo che “non farà politica”. Unico (timido) intervento della presidenza del CRUI sulla riforma ANVUR è stato quello di avvertire il Governo che, se la riforma passasse così come è stata formulata, l’ANVUR rischierebbe di perdere il suo posto all’interno delle organizzazioni europee per la valutazione delle Università:

“In relazione al d.p.r. Anvur è condivisibile l’obiettivo generale di rafforzare la proiezione internazionale dell’Agenzia semplificandone al contempo parte delle procedure operative. Alcune previsioni specifiche dell’articolato contrastano però con questo obiettivo laddove prevedono una limitazione del grado di autonomia dell’Anvur che ne metterebbe seriamente a rischio l’appartenenza alle organizzazioni ed europee e internazionali di valutazione della ricerca, e vanno conseguentemente modificate. Tale adesione è presupposto indispensabile per l’accreditamento dei corsi di specializzazione in medicina, per la partecipazione a titoli congiunti a livello europeo e per permettere che ad Anvur vengano affidati compiti di valutazione da parte di sistemi universitari di altri paesi.”

Alle criticità trovate dal CdS si aggiungono quelle della CRUI sulla riforma di ANVUR, che fino ad ora non sono state ascoltate o, per meglio dire, sapientemente ignorate.

Conclusione

Questo articolo si propone di presentare in maniera semplice e diretta una vicenda oltremodo complessa: la volontà di “semplificare” dei processi burocratici, utili a garantire l’imparzialità, e l’asogetare enti ed agenzie al volere dell’Esecutivo, rendendole di fatto dei satelliti del MUR. La valutazione dell’Università diventa uno strumento di leva politica per “allineare” al pensiero del Governo i vari Atenei. Appare inevitabile che questi cambiamenti potrebbero influenzare in maniera radicale la vita di milioni di persone che vivono l’ambiente accademico e universitario, e non certo in senso positivo.

Inoltre, queste riforme rischiano di limitare pesantemente la libertà e indipendenza garantita all’Università e al mondo accademico dall’Articolo 33 della Costituzione nel silenzio e nell’indifferenza di parte del mondo istituzionale e dei media mainstream.

Fonti

https://www.senato.it/istituzione/la-costituzione/parte-i/titolo-ii/articolo-33

https://www.policymakermag.it/italia/ecco-come-potrebbe-cambiare-lanvur-con-la-riforma-del-governo

https://www.roars.it/valutare-e-obbedire-il-governo-vuole-il-controllo-totale-di-anvur

https://www.editorialedomani.it/politica/italia/governo-dentro-atenei-universita-riforma-ridisegna-potere-cda-mu3et596

https://www.ilsole24ore.com/art/universita-valutate-anche-competenze-e-lavoro-studenti-AHHRJuZC

https://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/BGT/1476001.pdf

https://www.roars.it/dare-un-governo-alle-universita-o-dare-le-universita-al-governo

https://www.roars.it/allarme-universita-e-ora-di-mobilitarsi

https://distrettoeconomico.com/via-libera-dal-cdm-alla-riforma-dellanvur-bernini-premialita-e-trasparenza/

Di Tommaso Colliva

Studente di Farmacia all'Università d'Annunzio di Chieti e membro dell'Associazione 360 Gradi

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