Praga Cecoslovacchia, 1968
Mentre in Francia incominciano i decimi giochi olimpici invernali, il 5 gennaio Alexander Dubček viene nominato segretario del Partito comunista della Cecoslovacchia. Inizia così la primavera di Praga, un periodo di riforme in cui si promosse anche l’idea della divisione della nazione in due Repubbliche: Ceca e Slovacca. La suddivisione, per essere attuata, dovrà aspettare il 1993.

Alexander Dubček (1921-1992), fu uno dei sette esponenti più influenti della primavera di Praga. Dopo il fallimento delle riforme dovette rinunciare alla politica e divenne simbolo dei ribelli. Riuscì a incoronare il suo sogno nel 1989, dopo la rivoluzione di Velluto, diventando il presidente dell’assemblea federale cecoslovacca
La Cecoslovacchia del dopoguerra
Subito dopo la seconda guerra mondiale Cecoslovacchia e URSS avevano buoni rapporti: nel 1948 l’Unione Sovietica aiutò Klement Gottwald a diventare presidente con un colpo di stato. Incominciò la repressione: oltre centomila i processi tra il 1948 e 1954 per gli oppositori al comunismo. Chi non riusciva a scappare era rapito dai servizi segreti e condannato a morte, nei migliori dei casi all’ergastolo.
In questo periodo ci fu il primo simbolo di speranza: il treno della libertà un treno passeggeri che riuscì a superare la frontiera tedesca, l’11 settembre 1951. In quell’anno ci fu la prima protesta di massa: a novembre, gli operai scesero in piazza per il mancato premio delle feste natalizie e si presero 12 anni di carcere. L’anno successivo la prima protesta ufficiale regalò agli attivisti 14 anni di carcere. Fu allora che Antonín Novotný riuscì a salire al potere e provò a cambiare le cose, ma i suoi cambiamenti erano troppo lenti.

Il socialismo dal volto umano
L’halloween del 1967 fu buio per i cittadini di Praga. Mancò la luce nelle case degli studenti che scesero in piazza al coro di “più luce.” Furono repressi brutalmente. Dubček si fece sentire, sfidò Novotný e vinse il 5 gennaio 1968. Dubček non voleva affatto staccarsi dal modello economico comunista; voleva solo concedere ai suoi cittadini più diritti civili e politici, abolire la censura. Nacque così il “Socialismo dal volto umano“. Un socialismo che voleva separare il partito dal governo. I cittadini promossero forme di dissenso pacifico contro l’URSS. Scrissero manifesti di nuovi partiti,.
il 29 luglio iniziarono, però, i trattati con l’Unione Sovietica. Dubček, sconfitto, promise di ripristinare la censura e di sopprimere gli antisocialisti.
Un politico conservatore chiese aiuto all’URSS per spegnere il sentimento rivoluzionario. L’Armata Rossa la notte del 20 agosto 1968 rispose alla chiamata: entrò a Praga, arrestò i dirigenti del partito comunista e represse nel sangue le manifestazioni che incominciarono alle prime luci dell’alba. I sette esponenti più attivi della Primavera, deportati a Mosca, firmarono il “protocollo di Mosca” che autorizzava i sovietici a rimanere a Praga e abolire le libertà concesse. Tutti cedettero alle pressioni del Cremlino, tutti tranne František Kriegel.

Il 16 gennaio 1969 Jan Palach, uno studente di filosofia, si diede fuoco in piazza.
Charta 77
“Potete uccidermi o deportarmi in Siberia perché io non firmerò l’accordo” furono queste le parole di Kriegel. Nonostante molti premessero per la sua deportazione questa non avvenne e, per paura di trasformarlo in martire dopo quanto fecero Jan Palach e le altre torce umane, venne riportato a Praga.
Nel 1977 contribuì alla costituzione della Charta 77, il più alto manifesto di dissenso cecoslovacco, motivato dall’arresto della band Plastic People of the Universe. Erano più di 1000 i firmatari, tutti perseguitati. Persero il lavoro e il diritto di studio per i figli. I firmatari si definirono “Una comunità libera, informale ed aperta di uomini di diverse convinzioni, diverse religioni e diverse professioni, legati dalla volontà di operare individualmente e insieme per il rispetto dei diritti civili ed umani”
Kriegel morirà nel 1979 per un colpo di cuore, i suoi funerali avvennero in silenzio e fu velocemente cremato dai servizi russi. Fino alla morte, insieme alla moglie, subirà le molestie del Cremlino. Kriegel non era né serbo né ceco, ma un ebreo dell’impero austro ungarico trasferito a Praga per studiare. Aveva poi girato il mondo per salvarlo dagli oppressori, nonostante ciò, nel 2014, i partiti conservatori cechi gli negarono la cittadinanza d’onorificenza perché comunista.
“Non lo faccio per essere compianto o per diventare famoso, né perché sono impazzito. Ho deciso di compiere questo gesto perché vi facciate coraggio e non permettiate a quattro dittatori di calpestarvi! Che la mia torcia illumini il cammino verso la libertà e la felicità della Cecoslovacchia. Solo così continuerò a vivere“
Jan Zajíc, la torcia umana numero 2, si diede fuoco il 25 febbraio

