10 dicembre, la giornata mondiale dei diritti umani

Era il 1948. L’Italia si era proclamata una Repubblica lo stesso mese in cui morì Ghandi; Truman avviò il piano Marshall; in Giappone terminò il processo di Tokyo. Il 10 dicembre l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sigla la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. 30 articoli a cui tutti gli stati membri dell’Assemblea Generale, 58 allora e 193 ora, si ispirano e promettono di perseguire. 76 anni dopo quei 30 articoli sono più che mai attuali. Questi principi sono alla base del diritto internazionale; regolano le decisioni della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale.

Il Diritto: po’ di storia

I diritti umani non sono nati nel 1948 o in occidente. La prima raccolta c’è stata nel 2000 a. c. con il codice di Hammurabi a Babilonia che, per ironia della sorte, 4000 anni più tardi si trova in uno degli stati accusati della violazione dei diritti umani: l‘Iraq. Il codice aspirava al dominio della giustizia, impedire l’oppressione dei deboli, promuovere il bene del popolo e garantire un governo illuminato. In quegli anni, in Egitto, il faraone ricordava che “Quando una questuante avviene dall’Alto al Basso ci si deve assicurare che il diritto di ognuno sia rispettato“. Aristotele, in Grecia, sosteneva il diritto naturale: una serie di principi eterni inscritti nella natura dell’uomo. Concetto che verrà poi sviluppato da Hobbes, Rousseau, Montesquieu, Locke e altri secoli dopo. Nel 1776 gli Stati Uniti d’America ottenerò la dichiarazione di indipendenza. Tre anni più tardi la Francia siglò la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino. Infine, lo stato liberale del 1800 cerchò di affermare il diritto di partecipazione al governo.

Perché serviva una Dichiarazione dei diritti dell’Uomo?

Allora perché serviva una carta che precisasse quali fossero i diritti che dovevano garantire l’uguaglianza e la dignità di ogni essere umano? Nel 1948 era da poco finita la seconda guerra mondiale; alcune ferite si stavano cicatrizzando, altre stavano nascendo. Eleanor Roosevelt spinse le Nazioni Unite a creare un codice etico affinché la Shoah rimanesse un trauma del passato, impossibile da ripetersi. La guerra fredda impedì che la “Magna Carta” fosse legalmente vincolante, ma per molti esperti è proprio il suo essere non vincolante che le permise di avere successo come guida morale. Si parlerà per diciotto anni di come far rispettare questi diritti elaborando due patti internazionali: quello sui diritti civili e politici e quello sui diritti economici, sociali e culturali ,entrati in vigore solo ventotto anni più tardi, nel 1976.

Cosa è successo nel 2023?

La dichiarazione venne approvata con solo 8 astenuti: Unione Sovietica, Ucraina, Polonia, Bielorussa, Cecoslovacchia, Jugoslavia, Arabia Saudita e la Repubblica del Sudafrica. Due non parteciparono al voto: lo Yemen e l’Honduras, ma nessun paese fu contrario. Chissà cosa direbbero Eleanor Roosevelt e gli altri che si batterono per ottenere la dichiarazione se vedessero la situazione attuale. Il Report Globale degli Human Rights del 2023 mette al centro l’Asia, dalla Cina alle Filippine: attacchi agli attivisti e alle minoranze; inoltre molti stati asiatici propongono elezioni democratiche di nome ma non di fatto. Questo perché l’Asaen si è dimostrata inefficace. Ovviamente il problema non è solo in Asia. In Africa dilaga il terrorismo, i conflitti Ucraina-Russia e Palestina-Israele portano a gravi violazioni del diritto umanitario; lo dice anche Amnesty International nel suo rapporto. L’Italia non si salva: violazione dei diritti dei detenuti, violenza di genere a livelli stellari, restrizioni per i diritti di riunione pacifica. Per non parlare del rischio che corrono i migranti nel vedere garantiti i loro diritti.

«Le minacce dei governi asiatici nei confronti dei diritti umani a livello nazionale e internazionale richiedono nuovi e coraggiosi approcci da parte dei governi e delle istituzioni democratiche rispettose di quei diritti. In tutta l’Asia le persone vedono i loro diritti e le loro libertà calpestati o ignorati. È necessaria una leadership più forte per proteggere e promuovere i diritti umani nella regione, o la situazione non potrà che peggiorare», ha detto Elaine Pearson, direttrice per l’Asia di Human Rights Watch.

Aspettiamo i report del 2024 per tirare le somme di ciò che non è stato fatto e di ciò che va ancora fatto.

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