Le sorelle Mirabal, simbolo della giornata contro la violenza sulle donne, furono le protagoniste di una storia con un triste epilogo accaduta il 25 Novembre del 1960, giorno in cui furono uccise. Lottarono con coraggio contro la dittatura di Raffael Trujillo, che governò la Repubblica Domenicana per piú un ventennio.
Le sorelle Mirabal
Minerva, Maria Teresa, Patria e Adela originarie di Ojo de Agua, nacquero in una famiglia della classe media. Enrique Mirabal, padre delle ragazze, era un contadino e commerciante molto ambizioso e serio che insegnò alle sue figlie l’importanza della determinazione e dello studio. Con l’arrivo del regime di Trujillo, in particolare con il colpo di stato del 1930, la famiglia Mirabal iniziò a temere per il futuro del paese. La terza figlia, Minerva, mossa dalle storie di oppressione del dittatore Trujillo, sviluppó un forte senso di giustizia ed inizió ad interessarsi alla politica decidendo successivamente di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza.

I balli del dittatore Trujillo e la laurea di Minerva
Il dittatore Trujillo era un personaggio pubblico particolare, oppositore del Comunismo, che governava il paese reprimendo ogni tipo di libertà di opinione e ricorrendo a metodi drastici e terroristici contro i suoi oppositori. Imponeva al paese, inoltre, il culto della sua persona.
Il dittatore organizzava spesso dei balli per conoscere le giovani donne domenicane. Nel 1949 venne invitata anche la famiglia Mirabal. In quell’occasione Minerva subì molestie da parte del dittatore e lo rifiutò pubblicamente. Minerva continuò a studiare e si laureò in legge con il massimo dei voti. Il suo sogno di diventare avvocata però si infranse quando Trujillo decise di annullare il suo titolo di studio. Minerva non si arrese e diventó attivista, dedicando tutta la sua vita a lottare contro la dittatura e diventando un pilastro della resistenza.
La resistenza e il nome di battaglia “Las Mariposas”
Minerva, insieme al marito Manolo Tavárez Justo, divenne una figura chiave dell’opposizione, coinvolgendo anche Patria e Maria Teresa. Le tre sorelle adottarono il nome in codice “Las Mariposas” e si unirono al Movimento 14 giugno, un’organizzazione clandestina che pianificava azioni contro il regime. L’attivismo delle donne attirò l’attenzione di Trujillo, che considerava le sorelle una delle minacce principali al suo potere. Nel 1960, Minerva e Maria Teresa furono incarcerate e torturate. Vennero poi rilasciate, in quella che si rivelò una mossa strategica del dittatore per preparare il loro assassinio.
L’effetto farfalla
Il 25 novembre 1960, le tre sorelle si recarono in visita ai loro mariti detenuti. Sulla strada del ritorno, furono intercettate dai sicari di Trujillo. Le tre donne vennero portate in una piantagione di canna da zucchero, furono picchiate e uccise brutalmente. I loro corpi furono poi ricollocati nella loro auto e spinti in un dirupo con il tentativo di inscenare un incidente. La morte delle sorelle Mirabal suscitò profonda indignazione ed un grande interesse mediatico alimentando la resistenza contro il regime di Trujillo. Pochi mesi dopo, nel 1961, il dittatore fu assassinato, segnando la fine del suo regime.
Il nome che avevano scelto per identificarsi è lungimirante perché le farfalle non solo sono simbolo di libertà ma, come ci dice la fisica nell’effetto farfalla, “infinitesime variazioni nelle condizioni iniziali producono variazioni grandi e crescenti nel comportamento successivo dei suddetti sistemi.”
Adela Mirabal, l’unica delle sorelle non coinvolta in politica, dedicò il resto della sua vita a preservare la loro memoria, trasformando la casa d’infanzia in un museo. Oggi è visitabile.

Nasce il 25 novembre
Nel 1999, le Nazioni Unite scelsero il 25 novembre, giorno dell’assassinio delle tre sorelle, come Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, rendendo omaggio al loro sacrificio e al loro contributo alla lotta per la libertà e l’uguaglianza.
Sicuramente il contributo sociale e storico delle sorelle Mirabal nella lotta contro le opposizioni verso le donne ha anticipato problemi che sono ancora attuali nel 2024, ossia il femminicidio.
“Qualsiasi forma di violenza esercitata sistematicamente sulle donne in nome di una sovrastruttura ideologica di matrice patriarcale, allo scopo di perpetuarne la subordinazione e di annientarne l’identità attraverso l’assoggettamento fisico o psicologico, fino alla schiavitù o alla morte.”
25 novembre: una giornata di denuncia contro le violenze subite dalle donne; il femminicidio resta una delle forme di omicidio attualmente più diffusa.
