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Università d’Abruzzo sotto inchiesta: tasse universitarie illegittime

Codacons lancia l’allarme; scatta la class action negli atenei abruzzesi

Dal 2005 la tassazione degli atenei italiani è aumentata mediamente di 473,58 euro (+61,1%). L’inchiesta, avanzata sia dal sindacato studentesco “Unione degli Universitari” sia dal Codacons (coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori), ha messo in evidenza, in termini numerici, l’illegittimità delle rette universitarie che violano il DPR n. 306 del 1997, in cui viene stabilito che il totale delle tasse richieste dagli iscritti non può superare il 20% del finanziamento ordinario annuale ricevuto dallo Stato.

Le cifre parlano chiaro, come si può notare dal rapporto pubblicato da Udu “Dieci anni sulle nostre spalle – Inchiesta sulle tasse universitarie 2017” : negli ultimi 10 anni, solo negli atenei statali, la somma complessiva della contribuzione a livello nazionale è passata da circa 1 miliardo e 200 milioni a circa 1 miliardo e 600 milioni, esigendo di fatti quasi 400 milioni in più agli studenti con l’intento di coprire il progressivo taglio ai finanziamenti.

TASSA MEDIA

2015/2016

TASSA MEDIA

2005/2006

VARIAZIONE

ASSOLUTA

VARIAZIONE

%

NORD€ 1.501, 45€ 1.046,69€ 45443,4%
CENTRO€ 1.196,84€ 765,39€ 431,4456,4%
SUD€ 963,64€ 508,57€ 455,0889,5%
ITALIA€ 1.248,66€ 775,08€473,5861,1%

Le Università del mezzogiorno sono le più colpite: secondo i dati rilevati, dall’a.a. 2005/2006 all’a.a. 2015/2016 si registra un rincaro di +89,5%, pari ad un aumento medio di 455,07 euro. Tra queste università quelle abruzzesi ricoprono una posizione non indifferente: l’Università degli Studi Gabriele d’Annunzio di Chieti-Pescara “regala” agli studenti un aumento di +77,73%, dai 574,27 euro dell’anno accademico 2005/2006 fino ai 1. 020,68 euro dell’ a.a. 2015/2016, con una variazione assoluta di ben 446,40 euro.

Più grave è poi la situazione di Teramo, la cui università registra un rincaro delle rette di +127,00%,  dai 576,59 euro dell’ a.a. 2005/2006 ai 1.308,87 euro dell’ a.a. 2015/2016, presentando così una variazione assoluta pari a 732,28 euro. All’appello non manca l’Università dell’Aquila in cui si descrive un aumento di +49,13%, passando dai 577,47 euro dell’a.a. 2005/2006 ai 861,17 euro dell’a.a. 2016/2017.

In seguito all’analisi dei dati raccolti, il Codacons si è esposto presentando una class action nei confronti delle Università italiane subito dopo aver appreso la notizia della sentenza del Consiglio di Stato sull’ateneo di Pavia, che avrebbe incassato tasse superiori a quanto permesso dalla legge. Dal 16 Novembre il coordinamento ha infatti dato inizio all’azione risarcitoria mettendo a disposizione, sul proprio sito, un modulo scaricabile per inviare un’istanza all’univerisità, con lo scopo sia di conoscere il reale importo effettivamente dovuto con le tasse, sia per richiedere il rimborso della quota pagata in più.

La causa più importante di questo pesante aumento si configura nel taglio al finanziamento pubblico agli atenei, i quali si rifanno sulle spalle degli studenti alzando i costi delle rette. Una situazione non delle migliori quella in cui versa l’università pubblica italiana, che riflette il risultato di varie riforme condotte dal governo, dai “tagli lineari” della riforma Tremonti (legge 133/2008) fino al decreto legge sulla liberalizzazione delle tasse universitarie (D.L. 95/2012).

Redazione romboweb – Claudio Tucci

 

 

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