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Un colpevole a tutti i costi

Barthèlemy de Chassenée: quando difendere topi in tribunale era un mestiere.

Forse non tutti sanno che, per secoli, gli uomini ragionevoli giudicarono gli animali esattamente uguali a loro, ragione e morale comprese; perciò, quando una bestia si macchiava di un delitto, l’uomo la sottoponeva a processi esattamente identici ai nostri

Non solo Medioevo: l’usanza di condurre in tribunale animali colpevoli di omicidio, aggressione o altri reati si protrasse per un lungo periodo in Europa, dal X fino al XIX Secolo.
Si potevano distinguere addirittura due tipi di processo: quello “di persona”, con l’animale condannato come un normale criminale, e quello “di gruppo”, quando parassiti o roditori venivano accusati di costituire molestie pubbliche e di conseguenza processati.
Il primo processo documentato corrisponde esattamente al secondo tipo, e risale all’anno 864, quando la Dieta di Worms condannò uno sciame di api, che aveva assalito un uomo uccidendolo, facendo giustiziare gli insetti con la pena dell’ “affumicamento”. 
Atroci supplizi erano riservati ai maiali accusati di antropofagia: nel 1547 il giudice condannò una scrofa e i suoi sette porcellini, solo che mentre la scrofa venne giustiziata, i piccoli furono risparmiati “a causa della tenera età” e “perché vittime del cattivo esempio dato dalla madre”. 
Nel 1519 a Stelvio, in Alto Adige, le talpe colpevoli di scavare gallerie, danneggiando le colture, furono condannate a lasciare le loro tane, ma ottennero dai giudici un salvacondotto, che consentiva loro protezione da cani, gatti ed altri predatori. Inoltre, alle talpe con figli piccoli o in gravidanza, furono concesse due settimane in più per andarsene.
Uno dei processi più incredibili contro animali delinquenti avvenne in Valtellina nel 1659 quando alcuni vermi furono citati in tribunale con l’accusa di “violazione di proprietà e danneggiamenti”; all’albero più alto dei cinque paesi in cui si erano verificati i danni, venne inchiodata una copia della citazione in cui veniva imposto agli imputati di “rientrare immediatamente nei boschi astenendosi dal danneggiare i raccolti”. Inoltre il tribunale concesse ai vermi “il diritto alla vita, alla libertà e al perseguimento della felicità purché la loro condotta non distruggesse o menomasse la felicità degli uomini”
Quando gli imputati si davano alla macchia, si ricorreva a soluzioni alternative ma non per questo meno strane. Nella regione di Pozega, in Croazia, in un processo (1866) contro le locuste che divoravano le colture nella zona, solo una tra le più grosse venne catturata. Fu giudicata in rappresentanza di tutte le altre e poi giustiziata per annegamento, mentre contro le sue simili venne scagliato un anatema.
Per sottolineare la serietà con cui questi tribunali operarono, alle bestie veniva concesso spesso e volentieri il diritto di avere un avvocato. Il miglior difensore della classe animale fu senz’ombra di dubbio l’avvocato Barthèlemy de Chassenée; nel 1521 gli agricoltori di un piccolo villaggio francese, denunciarono alcuni topi che avevano distrutto i loro raccolti d’orzo: i roditori, che non risposero né all’appello né ai numerosi bandi che ad essi fece la Corte, vennero difesi dal loro avvocato d’ufficio, il quale dichiarò che “la citazione non era valida poiché avrebbe dovuto essere estesa a tutti i topi del distretto”.
Quando un’ulteriore citazione a comparire rimase ignorata dall’intera razza rosicante, Chassenée sostenne che “una torma di gatti ostili, appartenente ai contadini accusatori, intimidiva i suoi clienti”: perciò pretese una cauzione in denaro la quale garantisse che i gatti non avrebbero molestato i topi mentre si recavano in tribunale.
L’accusa rifiutò di pagare la cauzione e, con un’arringa memorabile in favore della benemerita classe roditrice, l’avvocato non solo riuscì a far assolvere gli imputati con dichiarazione di “non luogo a procedere” ma, grazie alla fama ottenuta in seguito a ciò, venne trionfalmente eletto Presidente del Parlamento di Provenza. 
Queste sentenze, che rendono peculiari alcuni tratti della storia della giustizia, vanno analizzate dal punto di vista sociologico. In epoche dominate da violenze e rivolte, mantenere l’ordine sociale era una prerogativa di tutti i giorni. Fino a pochi secoli fa l’Europa era afflitta ciclicamente da pestilenze, guerre e carestie, di cui spesso non si poteva risalire alla causa scatenante; ai tribunali toccava il gravoso compito di addomesticare il caos, portando ordine nelle situazioni più districate definendole come crimini e condannando i colpevoli, fossero loro uomini o animali. Ma da non sottovalutare è anche l’effetto moraleggiante delle condanne in sé, ovvero far capire al popolo che se persino maiali, locuste e roditori devono pagare per i crimini da loro perpetrati, a maggior ragione lo stesso tipo di punizione poteva venir inflitto agli esseri umani.

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