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Test di Medicina, in parlamento si discute per l’abolizione

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Al vaglio della Commissione cultura e Istruzione alla Camera, si discute il testo di una nuova possibile riforma: in primo piano, lo spostamento del test d’ingresso

Il 2019 è stato l’anno  -secondo Libero – che ha segnato il record di irregolarità ai test di medicina negli atenei italiani, che ha portato ad un incremento spropositato di ricorsi. Solo negli ultimi cinque anni, 20mila studenti sono stati ammessi in seguito a ricorso, sforando i badget finanziati alle università, costando circa 30mila euro ciascuno, mezzo miliardo solo per formarli, oltre ai 3 miliardi per garantire loro i corsi di specializzazione, 125mila euro ciascuno.
La questione dei ricorsi ai test d’ingresso delle facoltà di medicina, può probabilmente trovare radici nel basso rapporto tra aspiranti camici bianchi e posti effettivamente disponibili. Basti pensare che sempre nel 2019, le iscrizioni ai test d’ingresso a medicina e odontoiatria in Italia, sono risultate circa 70mila, da sommare ai 10mila iscritti agli stessi corsi in inglese; tutti nel tentativo di occupare uno dei soli 12mila posti disponibili. Un rapporto di solo il 16%, a fronte del 83% per le facoltà di architettura e uno spaventoso 10% per veterinaria, con 759 posti su 7.780 iscritti ai test.


Queste cifre, devono aver scosso qualche equilibrio date che al vaglio della Commissione cultura e Istruzione alla Camera, si discute il testo di una nuova possibile riforma che avrebbe lo scopo di migliorare questa situazione. La soluzione, porrebbe in primo piano lo spostamento del test d’ingresso che, anziché essere il primo approccio alla facoltà, prenderebbe le vesti di selezionatore tra il termine del primo anno di corso e l’inizio del secondo. Da vario tempo si parlava di adottare il modello francese, con quiz allo scopo di difendere il proprio diritto allo studio, anzichè conquistarselo. Questo cambiamento porterebbe vari vantaggi a livello organizzativo ed economico, a partire dalle scuole superiori.

Come spiega il relatore del testo di riforma Manuel Tuzi -deputato 5 stelle- il primo passo per il miglioramento consisterebbe nel potenziamento dell’orientamento sin dal terzo anno di superiori e istituendo dei corsi online gratuiti con possibilità di autovalutazione, di modo che gli studenti siano in grado di essere consapevoli delle proprie conoscenze e capacità. Il primo anno universitario poi, sarebbe comune per medicina, odontoiatria, chimica e tecnologie farmaceutiche, farmacia, biologia e biotecnologia; un ulteriore passo avanti questo che permetterebbe a coloro che non hanno passato il test, di valutare una di quelle facoltà per continuare senza interruzioni il proprio percorso di studi. Concluso quindi il primo anno, gli studenti che avranno raggiunto una soglia minima di crediti agli esami, eseguirebbero un test che, raggiunto un voto minimo, gli permetterà di accedere ufficialmente alla facoltà. Infine, i finanziamenti risparmiati procedendo regolarmente con l’attuazione della riforma, verrebbero stanziati a favore della formazione di un numero maggiore di borse di studio per le specializzazioni, altra nota dolente che premeva essere da tempo considerata.

La maggior parte degli studenti considera l’accesso a numero chiuso della facoltà di medicina come una negazione al diritto allo studio, favorendo così la propensione al modello francese, ma non si dimentichi il rischio di sovraffollamento delle aule in caso di accesso libero, e di tutte le conseguenze che porterebbe al regolare andamento dei corsi. Non resta che aspettare quindi i prossimi aggiornamenti.

Redazione Romboweb Giornale studentesco universitario
Giovanni Domenico Raffaele Maraziti


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