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Tasse universitarie, la lettera del padre di uno studente: “Aumenti sui contributi a dir poco scommisurati”

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In redazione è arrivata una lettera di contestazione sul costo complessivo della tasse universitarie; è il padre di uno studente della d’Annunzio a parlare

Pochi giorni fa, è arrivata, presso l’associazione studentesca 360 Gradi, una lettera firmata dal padre di uno studente della d’Annunzio il quale, attualmente, preferisce non rivelare il proprio nome e cognome. L’istanza, inoltrata qui in redazione, ha come oggetto “l’aumento scommisurato delle tasse universitarie” per l’anno accademico 2019-2020.
La lettera, a detta del firmatario, è stata inviata sia all’amministrazione dell’ateneo sia a molti soggetti tra associazioni, giornali ed enti locali. Tutti sono rimasti indifferenti alle parole di contestazione del padre, che da mesi cerca di presentare la propria istanza contro il nuovo sistema di contribuzione studentesca.

Secondo il padre dello studente, nell’anno accademico 2019-2020 si registra uno “Scommisurato aumento” della tasse.
Inizia così la lettera:

“Egregio Rettore Ateneo Ud’A,

In seguito a mia precedente richiesta di spiegazioni in relazione all’oggetto fatta attraverso mail a voi inviata in data 30 Settembre ore 22:38, in assenza di vostre notizie provvedo con la presente a rinnovarla.

Chi vi scrive è genitore di uno studente di Psicologia presso il vostro Ateneo che si accinge ad intraprendere il Terzo Anno di corso.”

Subito dopo, la lettera entra nel merito della questione analizzando le tasse universitarie e confrontando il regolamento odierno con quello del Manifesto degli studi del precedente anno accademico (2018/2019).
“In questo contesto– continua il padre – mi sono recentemente imbattuto nel vostro Manifesto Degli Studi relativo all’anno accademico 2019/2020 e più precisamente nel documento Regolamento Tasse e Contributi Universitari A.A 2019/2020“.

Dopo aver fatto presente la mancanza di spiegazioni, da parte degli uffici dell’ateneo, alla richiesta di giustificazioni “plausibili” sull’aumento del costo delle tasse, la lettera entra nel merito della questione.
Il riscontro degli aumenti, che con esclusione della fascia di reddito 2 si verificano sopra il 100%, toccando in certi casi valori vicini al 190 % (Vedi fascia 9 era -> diventa dell’allegato) non è cosa di poco conto sul bilancio familiare e quindi qualcosa che possa passare inosservato.”

“Ammesso che ci possa essere un adeguamento delle tasse lungo gli anni accademici, di cui con la presente rinnovo richiesta di vostre opportune motivazioni per quelle A.A 2019/2020, queste ultime sono a mio avviso del tutto inammissibili per entità dell’aumento e modalità di applicazione.”

Ma le istanze del padre non vengono accolte, come se la lettera fosse un elemento di disturbo. Per non parlare dell’indifferenza manifestata dalla stampa e dalle associazioni che non hanno dato voce alla contestazione scritta. Chissà se adesso, almeno, arriveranno le spiegazioni necessarie per giustificare tale rincaro sulla tassazione.

“(Tasse) del tutto inammissibili per entità e modalità di applicazione”

In effetti, le parole del padre non risultano fuori luogo, anzi portano alla luce qualcosa che dalla pubblicazione del Manifesto nessuno sembra aver notato. Le tasse, senza giri di parole, sono aumentate e non di poco.

Il nuovo regolamento presenta delle ambiguità nella struttura e stranamente, all’aumentare delle fasce di reddito, si registra un deciso rincaro sul costo complessivo delle rette.
Le fasce di reddito sono aumentate: si passa dalle nove classi reddituali dello scorso anno accademico alle undici dell’odierno. Se si notano attentamente le due tabelle si comprende come l’aumento delle fasce non corrisponda esattamente ad un minor costo complessivo che infatti oggi arriva ad un totale di contribuzione annuale (nella classe reddituale più alta) pari a 1.756,00 euro contro i 1.206,00 euro del precedente anno accademico (registrando un aumento assoluto di 550,00 euro).

Ma non è tutto qui. Sempre osservando attentamente, è possibile leggere come le stesse fasce rappresentino un andamento del costo molto ambiguo: sono undici, tantissime e questo induce a pensare che ci sia un trattamento nel particolare, differenziato (forse troppo) e quindi equo.
Mentre nel precedente Manifesto, il minor numero di fasce corrispondeva a delle determinate classi di reddito, più larghe ma ben differenziate nella contribuzione e senza arrivare ad un costo complessivo alto (i 1.206,00 euro del 2018/2019 contro 1.756,00 euro del 2019/2020). Nell’attuale Manifesto invece, il maggior numero di fasce corrisponde a classi di reddito “più strette” e con una sostanziale differenza di costo.

Esempio. Per evidenziare l’aumento della contribuzione, basta confrontare i costi complessivi del precedente sistema contributivo con quello attuale. Ovviamente è oppurtono fare riferimento a delle specifiche fasce di reddito in modo da rendere evidente la differenza nella spesa dello studente.

Regolamento tasse 2019/2020. Costo complessivo annuale per fasce di reddito: ISEE [30.000/35.000], 716,00 euro; ISEE [35.000/40.000], 916,00 euro; ISEE [40.000/45.000], 1.096,00 euro.

Regolamento tasse 2018/2019. Costo complessivo annuale per fasce di reddito: ISEE [25.000/35.000], 386,00 euro; ISEE [35.000/45.000], 486,00 euro.
Come si vede, la sostanziale differenza nei costi, tra i due sistemi contributivi, testimonia un deciso aumento rispetto allo scorso anno accademico.
E se l’anno scorso uno studente con ISEE di 44.900 euro rientrava nella fascia 35.000/45.000 (pagando un totale di 486,00 euro), quest’anno lo stesso studente pagherebbe un totale di 1.096,00 euro nella fascia 40.000/45.000.

Altro elemento significativo. Nello scorso Manifesto degli studi le ultime due fasce di reddito presenti “65.000/75.000 – 75.000,01/No limite” hanno un costo complessivo di 1.056,00 euro per la prima, di 1206,00 euro per la seconda. Nel Manifesto dell’a.a. 2019/2020, invece, entrambe le fasce prima elencate scompaiono (persino quella “65.000/75.000”) lasciando come ultima classe gli studenti con un ISEE superiore ai 60.000 euro (con una spesa di ben 1.756,00 euro). Anche in questo caso, la differenza è sotanziale.

Ultimo elemento, ma non meno importante, è la “novità” usata come abito per camuffare l’incremento del costo della tassazione. La d’Annunzio, come “novità” appunto, ha incrementato la no tax area fino ai 15.000,00 euro. Nello scorso Manifesto la no tax area aveva la stessa soluzione solo divisa in due diverse fasce: da 0 a 13.000,00 euro e da 13.000,01 a 15.000,00.
L’amministrazione non ha proprio alzato l’area di totale esenzione (di due delle tre rate), ha semplicemente accorpato le due fasce del sistema precedente. Forse, sarebbe meglio considerare come “novità” il fatto che siano state eliminate le ultime due fasce di reddito e che sia stato raggiunto un costo di 1.756,00 euro.

Redazione Romboweb Giornale studentesco universitario
Claudio Tucci


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