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Solo l’1% del Recovery Fund è destinato ai giovani: il futuro vale così poco?

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Il dibattito intorno al Recovery Fund tra il rischio infiltrazioni mafiose e i pochi investimenti destinati alle giovani generazioni. Quale prospettiva ci attende?

Crisi economica, crisi scolastica, crisi sanitaria e, per finire, anche crisi di governo. Chiaramente peggio di così non poteva andare. Nel bel mezzo di una pandemia e di un ancora dichiarato stato di emergenza, anche i giovani sono destabilizzati per ciò che sta accadendo. Perché si, anche loro sono parte integrante di questa società e rappresentano il futuro. Un futuro, ce lo auguriamo, migliore del nostro presente.                         
Per far fronte ad una così critica e complessa situazione, l’Unione Europea ha ideato una misura contenitiva stanziando dei fondi per il rilancio dell’economia. Svolta epocale per l’Unione Europea e il rafforzamento della sua esistenza come entità comunitaria: ecco come il Presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte ha definito il Recovery Fund.

Che cos’è il Recovery Fund e come funziona

Con il conseguente blocco dell’economia, l’Unione Europea ha ideato un piano di rilancio volto a ristabilire l’equilibrio interno dei Paesi. Nonostante sia stato un provvedimento non immediatamente approvato da tutti i paesi dell’Unione, come Ungheria e Polonia, il 10 dicembre 2020 il Congresso è riuscito a raggiungere il compromesso ed a stabilire il budget del Recovery Fund. Il Fondo di Recupero è quindi lo strumento a sostegno di tutti i paesi europei volto a contrastare la crisi economica. Ma, per beneficiare di questo provvedimento, i Paesi dovranno rispettare lo Stato di diritto ed i principi della democrazia. Il Recovery fund è reso possibile dall’emissione di Recovery bond, ovvero obbligazioni comuni, con garanzia nel bilancio dell’Unione Europea. Il piano economico stabilito è costituito da 750 miliardi di euro, di cui 390 per le sovvenzioni e 360 per i prestiti. Solo dopo il primo trimestre del 2021 si potranno vedere i primi benefici, poiché il denaro sarà reperito dal debito garantito dall’Unione Europea. L’Italia è stato uno dei paesi più colpiti dalla crisi economica e sarà, dunque, il paese che più ne beneficerà. «Il governo italiano è forte: la verità è che l’approvazione di questo piano rafforza l’azione del governo italiano. Ora avremo una grande responsabilità: con 209 miliardi abbiamo la possibilità di far ripartire l’Italia con forza e cambiare volto al Paese. Ora dobbiamo correre», queste le parole del Premier Conte al termine della conferenza stampa del Consiglio europeo, che aggiunge «Ce l’abbiamo fatta, l’Europa è forte e unita». Giuseppe Conte, poi, riferendosi al Mes (Meccanismo europeo di stabilità) afferma «Non è il nostro obiettivo. L’obiettivo è valutare il quadro di finanza pubblica e utilizzare tutti i piani che sono nell’interesse dell’Italia. Il piano che oggi approviamo ha assoluta priorità. Ci sono prestiti molto vantaggiosi. Partirà presto la task force sul Piano di rilancio, ma avremo il quadro chiaro dopo il confronto con le opposizioni».

Il rischio di infiltrazioni mafiose nell’economia legale del paese

Il 6 gennaio 2021 viene reso noto dal Viminale, sede della presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell’Interno, il risultato del quarto report dell’Osservatorio che mette in guardia dai rischi di infiltrazione mafiosa nell’economia legale del Paese. L’allarme dell’Organismo permanente di monitoraggio ed analisi sul rischio di infiltrazione nell’economia da parte della criminalità organizzata di tipo mafioso, presieduto dal prefetto Vittorio Rizzi, arriva e descrive una situazione poco rassicurante. Il rischio che ‘ndrangheta, cosa nostra e camorra si insinuino nell’economia nazionale è presente ad un livello molto elevato. Questo a causa dell’emergenza sanitaria che in Italia, così come in tutto il mondo, ha messo alle strette l’intera popolazione con misure restrittive e lockdown ma che, soprattutto, ha fatto vacillare l’economia facendo arrivare con l’acqua alla gola tantissimi negozianti ed imprenditori. Le Istituzioni, infatti, hanno provveduto ad arginare la crisi economica con alcune misure come il Recovery Fund e, di pari passo, la ricerca scientifica si è affretta a trovare una cura per il COVID – 19 e a distribuire i primi vaccini. È proprio tramite i ristori per le aziende e per l’economia che le associazioni criminali e mafiose riuscirebbero ad infiltrarsi facendo leva sull’aria di disperazione generale che si espande in tutto il territorio italiano.                       

Il documento del Viminale afferma che vi è stato il tentativo di “accedere illecitamente alle misure di sostegno all’economia, con modalità del tutto assimilabili a quelle adottate dalla più generale criminalità economico-finanziaria (falsificazione di documenti fiscali, utilizzazione strumentale di società cartiere, coinvolgimento di esperti giuridico-contabili)” ed ancora di “ottenere, da parte delle strutture sanitarie interessate, il pagamento di prestazioni rese da aziende contigue attraverso condotte corruttive“, nonché di “infiltrarsi nei servizi di sanificazione che interessano le strutture turistico alberghiere e commerciali“.

Dalle ricerche sembrerebbe emergere, inoltre, che i settori più a rischio siano quelli resi maggiormente attrattivi dal protrarsi della pandemia (legati alla richiesta di presidi medico-sanitari, all’utilizzo dell’e-commerce, alla vendita al dettaglio di prodotti alimentari, ai servizi di pulizia e funebri)” e quelli “più colpiti dal protrarsi della crisi, acuita dalle misure restrittive adottate per frenare l’epidemia (commercio al dettaglio, turismo, trasporti, attività di intrattenimento)“. Facile, così, aggirare persone potenzialmente disperate e sull’orlo del fallimento economico e aziende sul lastrico a causa di indebitamenti.

Ma non è finita. Le manifestazioni di protesta dei lavoratori a causa dei provvedimenti economici istituzionali rivelano essere il loro stesso tallone d’Achille. Le esternazioni di rabbia e, a tratti, anche di violenza sarebbero sfruttate dai criminali, che traducono queste vicende in disagio sociale, utili per insinuarsi nelle reti della società e dell’economia. «C’è un rischio enorme che le mafie aggrediscano i finanziamenti europei post-Covid come quelli post-terremoto. Approfittando dell’attenuazione dei controlli. È più che un rischio, è una certezza. E le prime indagini già lo stanno dimostrando. Lo faranno in modo molto più sotterraneo, sfruttando molto più la corruzione dell’intimidazione e della violenza», afferma Franco Roberti, ex magistrato e procuratore nazionale antimafia che la vide con i suoi occhi, per la prima volta a Sant’Angelo dei Lombardi dopo il terremoto in Irpinia nel 1980. «Giunsi a Sant’Angelo dei Lombardi alle prime ore del 25 novembre. C’erano degli edifici moderni, finiti da poco, che erano crollati, sbriciolati. Ma come era stato possibile? Chi erano quei tecnici, quei dirigenti, quei professionisti, quegli uomini dello Stato che avevano permesso che si spezzassero centinaia di vite? La colpa non era della natura. Facemmo perizie accurate, procedemmo nei confronti dei costruttori e dei pubblici funzionari. L’edificio Panorama di via Petrile era crollato non appena la terra aveva cominciato a tremare. Scoprimmo che, a sostegno di quell’edificio, erano state realizzate appena 170 travi, rispetto alle 568 previste, e che nessuno degli accorgimenti antisismici che la norma prevedeva, era stato realizzato. E che i responsabili del Genio civile di Avellino, che avevano l’obbligo di controllare, avevano invece sorvolato in collusione con i costruttori. Alla fine di processi durati un’eternità, tra assoluzioni nel merito, prescrizioni e improcedibilità per morte degli imputati, la giustizia si arrese. La sentenza assolutoria stabilì che il terremoto era stato troppo forte e che gli edifici sarebbero caduti anche se fossero stati costruiti a regola d’arte. E quindi finì tutto lì. In un vuoto di giustizia. Un’offesa alle vittime». Ma la faccenda non si concluse così. Le indagini ripresero quando arrivò il momento di ricostruire tutti i luoghi toccati dal sisma. La camorra rientrò in azione proprio nel momento in cui si assicurarono gli appalta per la ricostruzione che, però, videro 90 mila euro spesi in una serie di interventi, anche inutili, solo per fare soldi. «Il sindaco di Pagani, Marcello Torre, fu ucciso un mese dopo il terremoto, il classico omicidio mafioso preventivo, perché si sapeva che sarebbe stato un ostacolo agli affari che la camorra intendeva fare. Così come l’assessore regionale Pino Amato, ucciso dalle Br col supporto della camorra, come nel 1982 il commissario Antonio Ammaturo. Omicidi commissionati ai terroristi ma in realtà voluti dalla camorra».

L’indifferenza verso le giovani generazioni

È nelle situazioni di emergenza che l’Italia non ha sempre dato il meglio di se stessa, e per questo motivo i giovani ne stanno pagando le conseguenze, e probabilmente le continueranno a pagare per lungo tempo. Non solo della scuola e della didattica a distanza, o dei rapporti sociali che mancano da molto, ma è anche della situazione economica e della solidità del Paese che si sta parlando. Sono tanti coloro che non hanno più fiducia nelle istituzioni, non vedendosi tutelati da chi dovrebbe dare loro un aiuto concreto. Alcuni sostengono che il Recovery Fund, almeno in Italia, possa essere utilizzato per andare incontro a molti giovani disoccupati che in questo periodo non riescono a sbarcare il lunario e che quindi non riescono a trovare un impiego.
Dimenticati da tutti si sentono anche i giovani studenti universitari. Di scuola si sente sempre parlare, ma per quanto riguarda l’Università non si accenna mai a nessun discorso. Da ottobre, ormai, le università hanno chiuso i battenti per ogni attività in presenza, senza nessuna prospettiva di riapertura. Sono continuate così, non solo le lezioni, ma anche le cerimonie di laurea a distanza. Tuttavia, potremmo vedere la situazione anche da una prospettiva diversa: siamo il paese che ha preso la somma più alta dal Recovery fund, il paese con più dosi di vaccino anti Covid già somministrate e potremmo ritenerci molto fortunati del fatto che nonostante la situazione di emergenza le Università non si siano fermate del tutto, grazie ad un alleato fondamentale che i nostri nonni, in tempi di guerra, non avevano: la tecnologia.
Ma pur cambiando prospettiva, la realtà dei fatti descrive ancora una volta l’indifferenza della classe dirigente nei confronti delle giovani generazioni: attualmente, solo l’1% dei 209 miliardi del Recovery fund è destinato agli under 35. Dovremmo essere messi su piano diverso rispetto al resto della popolazione perché i giovani sono il futuro. E il futuro non vale così poco!

Redazioe Romboweb – Marzia Cotugno


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