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Sciopero generale delle università: Ora è guerra alla politica dei tagli

Cosa sta realmente accadendo tra governo e università pubblica?

Il 31 ottobre è terminato lo sciopero promosso dal “Movimento per la dignità della docenza universitaria”.
L’ “extrema ratio”, così è stata definita dal docente Antonio Mussino dell’Università la Sapienza di Roma, con cui diecimila docenti e ricercatori d’Italia hanno espresso il loro profondo dissenso nei confronti di una politica dei tagli sia verso gli stipendi che verso i fondi messi a disposizione per la ricerca. Lo sciopero però, legittimo nelle motivazioni, ha trovato un forte dissenso e dure critiche rispetto alle modalità con cui è stato attuato, che hanno portato disagi tra gli studenti come ha riportato a riguardo l’UDU, l’Unione Degli Universitari; In quello che sta accadendo si inizia ad intravedere il risultato di un progetto di riforme, in particolar modo della “Legge Tremonti” (Legge 133/2008) e la “Legge Gelmini” (Legge 240/2010), attraverso le quali il governo ha dato via al processo di sgretolamento del sistema università: il taglio ai finanziamenti e al personale amministrativo con il conseguente dilagare di precarietà e sfruttamento, e l’ingresso di una “iper-burocratizzazione” in tutti i processi accademici.

La protesta rispetto a questo percorso legislativo ha raggiunto il culmine lo scorso 19 ottobre, giorno in cui è stata resa pubblica la prima bozza della legge di bilancio. La reazione dei docenti è ovviamente negativa, come ha riportato il Movimento in un post pubblicato il 31 ottobre, nel quale ha criticato fortemente questa proposta di legge e ha dichiarato che “è molto probabile che saremo costretti a proclamare in tempi brevi un nuovo sciopero, nel quale coinvolgeremo anche gli studenti.” Questo è il cambio di rotta importante: se prima i docenti non si sono preoccupati di agire in coesione con le iniziative studentesche, ora si sono prefissati di collaborare con essi per le iniziative future senza lederli in modo alcuno.
Questi d’altro canto hanno man mano preso coscienza delle ragioni per cui i docenti hanno protestato, condividendone gli obiettivi.
Tali motivi, espressi chiaramente nella lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Fedeli scritta dal movimento “Insieme per il riscatto dell’università pubblica”, sono alla base della richiesta di aumentare i finanziamenti alle università sul Fondo di Funzionamento Ordinario (FFO), con un avvicinamento alle medie europee; di investire nel sostegno al diritto allo studio e nella residenzialità universitaria; di programmare un grande piano pluriennale di reclutamento di Ricercatori; di abbandonare per sempre la logica della concorrenza tra gli atenei, i dipartimenti e i ricercatori.
Dopo la pubblicazione della lettera aperta alla Ministra, il 6 novembre studenti e lavoratori si sono riuniti in assemblea nazionale presso il Politecnico di Torino per stilare un elenco delle proposte emerse.
Dall’assemblea arriva l’ “ultimatum” rivolto al Ministero: il 24 novembre è prevista una mobilitazione nazionale di studenti e lavoratori dell’università pubblica con lo scopo di riuscire ad influenzare la stesura definitiva della legge di bilancio.
Ed eccoci descrivere una nuova pagina di questa battaglia aperta sul fronte del diritto e della dignità: questa volta studenti, docenti e ricercatori lavorano insieme verso la creazione di una coesione utile per intervenire con forza sulla proposta di legge di bilancio. Le modalità saranno ben diverse da quelle sperimentate durante la sessione autunnale. Nel giorno di mobilitazione le parti organizzeranno, attraverso l’Organo di Governo di ogni Ateneo, una conferenza sulla drammatica situazione in cui versa l’Università, bloccando didattica e servizi di ogni tipo. A livello nazionale si terranno assemblee sindacali, assemblee di Ateneo e sospensione delle lezioni.

Redazione Romboweb – Claudio Tucci

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