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Qualcuno ha dimenticato il diritto allo studio

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Aule chiuse e didattica a distanza ormai come normalità. Gli studenti, stanchi e frustrati, possono ancora credere nel potere dell’istruzione e sperare in un futuro migliore o si tratta solo di fantasticherie?

diritto allo studio

Ogni bambino, ogni adolescente, ogni cittadino, secondo il comma 181 punto f della legge 107 del 2015, ha pari diritto allo studio sul territorio nazionale. L’istruzione, infatti, che lo si voglia o meno, non può che considerarsi quel passaggio necessario nella vita di ognuno affinché si giunga alla conclusione di essere una persona consapevole tanto quanto certa delle proprie intenzioni future. Ma, ad oggi, il problema verte fondamentalmente proprio su questo: il futuro.
La situazione attuale, colma di problemi e incertezze, tende spesso a frenare ogni sorta di aspettativa, rendendo lo scorrere del tempo una mera ricerca di qualcosa dai contorni ignoti. Gli studenti continuano a svolgere le proprie attività secondo metodologie e criteri diversi dal solito e, ciò che dovrebbe rappresentare una crescita personale tanto quanto professionale, altro non è che una desolante fonte di stress. Anche sotto il versante economico, purtroppo, a seguito dell’emergenza epidemiologica, la situazione non è delle migliori. Infatti, secondo quanto detto dall’Unicef, attualmente 872 milioni di bambini e ragazzi appartenenti a 51 diversi Paesi, non sono ancora in grado di tornare nelle aule. Parliamo di metà popolazione studentesca mondiale, a dimostrazione della complessità della situazione.

Ma non è necessario andare così lontano: in Italia, nonostante il Decreto legislativo 63 del 2017 che nell’articolo 9 ha istituito un fondo ministeriale per erogare borse di studio destinate agli studenti dal basso reddito, le cose non sembrano andare meglio. Sempre di più, infatti, coloro che sono impossibilitati nel continuare gli studi. Sempre di più quelle famiglie che, proprio a causa di quel reddito tanto basso, non si possono permettere per i propri figli il giusto materiale. E allora come può, date queste premesse, un ragazzo auspicare ad un futuro migliore? Come può uno studente riacquistare fede nelle istituzioni scolastiche e universitarie?
Purtroppo, ad oggi, non ci sono risposte certe che possano placare gli animi, poiché, davanti ad una platea di 1.700.000 studenti universitari, solo il 14 per cento riesce ad ottenere il contributo economico. Numeri ben lontanti dagli altri paesi europei: basta osservare i dati in Francia, in cui la percentuale di copertura delle borse di studio si aggira attorno al 35 per cento e in Germania al 25 per cento. Enrico Gulluni, cordinatore nazionale Unione degli studenti, davanti a ciò sostiene quanto malfunzionamento qui ci sia, sottolineando come anche nel 2018 circa 10.500 studenti, nonostante avessero i giusti requisiti per accedere alle borse di studio, non abbiano ricevuto ausili. Situazione similare anche per quanto riguarda gli alloggi, dal momento in cui secondo le analisi almeno 50 mila studenti idonei non ne abbiano potuto beneficiare. Situazione questa che, a causa della pandemia in atto, ha subito un netto peggioramento.

Il futuro è con le spalle al muro. Gli studenti seduti al suo fianco. Ciò che ad oggi ci si chiede non è, pertanto, quando le aule riapriranno, ma quando l’Italia si renderà conto di avere sulle spalle il futuro di molti ragazzi.
Per un qualsiasi studente universitario niente è equiparabile al poter seguire in presenza le proprie lezioni nel proprio ateneo ma, nonostante ciò, dal momento in cui la didattica a distanza è entrata ormai a far parte della quotidianità dell’istruzione, è giusto che venga non solo migliorata, ma anche che entri a far parte di quei diritti allo studio che ogni studente dovrebbe avere a propria disposizione. A  tal proposito di rilevante importanza è il progetto nato dal gruppo interuniversitario di studenti UNIDAD (universitari per la didattica a distanza), i quali sottolineando come anche in condizioni di vita normali molti siano impossibilitati ad accedere fisicamente all’istruzione universitaria pubblica, la didattica a distanza potrebbe aiutare. Infatti, per molti, la didattica a distanza altro non sarebbe che una facilitazione in quel percorso accademico tanto torbido e, a dimostrazione di ciò, molte le statistiche che sottolineano come nell’anno appena conclusosi ci sia stato un aumento delle iscrizioni alle pubbliche università. E’ per questo che è da difendere. E’ per questo che non andrebbe tolta e non andrebbe sottratta agli studenti tale comodità. Difendere la possibilità di avere una didattica a distanza pubblica tanto universale quanto di qualità è compito di ogni studente. E’ compito di ognuno affinché lo studio e l’istruzione non siano solo élite di pochi, ma alla portata di tutti.

Il progetto UNIDAD nasce dall’incontro di un gruppo di studenti lavoratori dell’università di Torino e il suo scopo è quello di raggiungere ogni altra università italiana. Tutto ruota nel garantire in un prossimo futuro l’erogazione di una didattica a distanza integrativa e complementare, per garantire a chiunque, anche ai meno fortunati, un’opportunità in più e una svolta per il proprio futuro. Tale garanzia andrebbe a giovare non solo allo studente in sé, ma all’intera università pubblica italiana, la quale potrebbe – con il solo minimo sforzo di supportare online gli studenti – aumentare le proprie iscrizioni e permettere ai ragazzi di costruire quel tanto desiderato futuro. La richiesta del progetto sarà, infine, presentata al Presidente del Consiglio, al Ministro delle Pari Opportunità, al Ministro dell’Università e della Ricerca e ai vari Rettori degli atenei italiani.

Per firmare la petizione il link clicca qui

Redazione Romboweb – Anna Alisea Lauria


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