0

Ud’A: scatta l’ipotesi privatizzazione per l’Università d’Annunzio

Condividi

Scatta l’ipotesi privatizzazione: la legge Brunetta permetterebbe la trasformazione della d’Annunzio in fondazione privata. Muro dei docenti che chiedono un confronto sull’ipotesi avanzata

Come reagireste se vi dicessero che, da domani, la d’Annunzio verrà privatizzata?
Si fa sempre più chiara l’intenzione imprenditoriale del Rettore Caputi, che non nasconde l’ipotesi di trasformare l’ateneo abruzzese in una fondazione privata. Il progetto, molto caro al Rettore, sarebbe ad un punto piuttosto avanzato pur avendo destato molti dubbi tra i docenti.

La Legge Brunetta del 2008 e il processo verso l’università-azienda

La d’Annunzio potrebbe rappresentare un precedente per gli atenei statali italiani e il tutto rientrerebbe nei progetti intrapresi con la Legge Brunetta del 2008.
La legge rappresenta le scelte politiche delle passate legislature in materia di Università: una strada che porti gli atenei statali verso un processo di “managerializzazione” e che si configuri quindi nell’autonomia di gestione della cosiddetta “terza missione”.
In nome della flessibilità e della competizione, la trasformazione dell’Università d’Annunzio in fondazione di diritto privato potrebbe delinearsi in una vera e propria rivoluzione in cui vengono cambiate (o meglio, semplificate) nel profondo governance e regole dell’amministrazione.
I vantaggi di tale ipotesi sono soprattutto di carattere economico. I sistemi di controllo sulla contabilità d’ateneo non saranno più sotto la diretta responsabilità delle regole statali; rimarrebbe comunque salda la vigilanza del Miur, della Corte dei conti fino alla possibilità di commissariamento in caso di grave violazione della legge. Ma non solo, perché i migliori vantaggi arriverebbero sul versante dei finanziamenti privati, per i quali si prevedono facilitazioni fiscali. La veste in fondazione privata consegnerebbe inoltre maggiore autonomia per l’ateneo nella gestione delle risorse che, secondo il Rettore, diventano sempre più difficili da amministrare perché la Legge obbliga le Università ad investire in promozione la metà dei budget annuali.
Ma come è matura l’ipotesi privatizzazione, altrettanto maturo è il fronte di chi si oppone a questa scelta.

Muro dei docenti che chiedono il confronto sull’ipotesi avanzata

Una e-mail interna tra docenti e direttori di dipartimento dell’ateneo sta diventando, da più di una settimana, il manifesto di dissenso nei confronti dell’ipotesi avanzata dal Rettore Caputi. I docenti chiedono di avviare subito un confronto sulla questione per renderli consapevoli del significato e della portata di tale ipotesi. In effetti il fronte del “no” oltre a denunciare il silenzio che ha avvolto il progetto del Rettore, mette in evidenzia la mancata applicazione, a distanza di undici anni, della Legge Brunetta alle fondazioni universitarie.
Ora bisognerà attendere l’analisi della commissione tecnica voluta dal Rettore per comprendere al meglio i vantaggi e gli eventuali svantaggi del progetto. Ma la battaglia sulla privatizzazione sarà in Senato Accademico al quale spetta l’ultima e decisiva parola con maggioranza assoluta.

Si è sicuri, quindi, che la trasformazione in fondazione di carattere privato sia la scelta migliore per lo sviluppo delle Università? Si tratta di adattare il modello istituzionale a quello aziendale. Funzionerebbe?
Il dubbio ritorna quando si inquadra l’Università solo come mezzo per la produzione economica, tralasciando i fini sociali (in termini di benessere) che la promozione e lo sviluppo culturale può avere. Privatizzando si dovrà badare alle esigenze di soggetti esterni finanziatori e questo potrebbe mettere in discussione ad esempio i sistemi di controllo e di reclutamento.

Redazione Romboweb Giornale Studentesco Universitario

Claudio Tucci


Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *