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L’Italia che nessuno vuol vedere: migliaia di laureati si contendono il co.co.co per diventare Navigator

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77 mila il totale delle domande ricevute. 3000 i posti da assegnare. Ragazzi, ragazze, genitori, professionisti, il meglio di una generazione che nessuno vuol vedere

Tra le oltre 70 mila domande inviate per partecipare al concorso per i cosiddetti Navigator c’era anche la mia.

Tommaso Ederoclite “L’Espresso”

Se non lo leggi non ci credi. Inizia proprio così il racconto di Tommaso Ederoclite, 42 anni, blogger de L’Espresso che ha partecipato al concorso per diventare Navigator. Lo racconta in maniera semplice e con una paratassi disarmante quel “popolo”, dai 25 ai 50 anni, che si appresta a sognare un co.co.co di due anni da Navigator.

Chi è e cosa fa il Navigator?

Il Navigator è la nuova figura professionale inserita nel contesto del reddito di cittadinanza, svolge la mansione di “tutor” guidando i cittadini  che percepiscono il reddito a inserirsi o reinserirsi nel mondo del lavoro.

Il suo obiettivo sarà quello di seguire passo passo il disoccupato dalla presa in carico del Centro per l’impiego fino alla sua effettiva assunzione.

I 10.000 posti previsti diventano 3 mila in tutta Italia. 77 mila le domande di partecipazione al concorso

77 mila domande ricevute di partecipazione al concorso, 53 mila le domande accolte, in 20 mila si presentano al test. Posti da assegnare: 2980.

Le lauree richieste: Economia, Giurisprudenza, Sociologia, Scienze Politiche, Psicologia, Scienze della formazione.

Ma la laurea magistrale non basta, devi aver almeno lavorato due anni e se hai svolto il servizio civile tanto di guadagnato.

Fortunatamente molti hanno deciso di non presentarsi. Paradossalmente, se questo non fosse avvenuto, sarebbe stato più facile per un neo medico entrare in specialistica che per un laureato superare  il concorso per  Navigator.

In quei 20 mila speranzosi di un contratto a tempo determinato di due anni e una retribuzione netta di 1.500 euro, c’è l’Italia dimenticata. Centinaia di uomini e donne in fila ad aspettare ore e la maggior parte delle volte seduti a terra. Ci sono padri, madri, insegnanti, professionisti, laureati con master ed esperienze all’estero, insomma il meglio dell’Italia che arranca, quella generazione dai 25 ai 50 anni destinata al doppio lavoro, chi ne ha la fortuna, o destinata ad arrangiarsi come può, magari con un’esperienza all’estero.

Secondo un esaltante comunicato dell’ANPAL tutto si è svolto con entusiasmo, civismo, senso di responsabilità e soprattutto grande umanità di una generazione che si mette in gioco… ecco dove vanno a finire i laureati in discipline umanistiche, dietro le scrivanie a scrivere degli edulcorati comunicati stampa. Sono solo parole di “macellaio”  che non possono fare altro che rimbombare in quei “mattatoi”.

L’esperienza  di Tommaso  racconta i frutti di un immobilismo ormai imperituro e solo un ingenuo non si accorgerebbe che qualcosa è andato storto in questi anni.  Lo spettro della precarietà, della flessibilità, del doppio lavoro, del lavoro nero, del sottosviluppo, dei mancati investimenti, dei mancati prestiti, dei concorsi mangia soldi delle graduatorie, hanno bruciato una generazione importante per l’Italia perché solo essa ne detiene il riscatto.

Jacopo Bassetta

Romboweb- Giornale studentesco universitario

Riportiamo il triste e forse “letterario” epilogo dell’esperienza di Tommaso, un’esperienza che di questi tempi non è poi così scontata immaginare.


Mentre abbandoniamo il padiglione re incontro i due amici visti prima di entrare. Gli chiedo come ritornano a casa. Entrambi rispondono “in treno”. Offro un passaggio. Accettano entrambi. […] Ci mettiamo in auto, perdiamo un’ora solo per uscire dal Grande Raccordo Anulare.
In auto si parla di figli, di politica, di futuro, ma la rabbia e l’incertezza restano.
Accendo la radio, c’è un ministro che parla del concorso Navigator come la svolta per il lavoro in Italia.

Spengo la radio, in auto cala il silenzio, inizia a fare buio.


Tommaso Ederoclite “L’Espresso”

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