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Sono loro i “nostri migranti”, i laureati che vanno all’estero!

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Gli italiani: troppo impegnati a odiare i migranti degli altri. Raddoppia la stima dei laureati italiani che cercano all’estero un lavoro  congruo alla propria formazione

“Aumento della fuga di cervelli dall’Italia all’estero” . È questo il leitmotif che negli ultimi anni ha subito un crescendo considerevole e che ha consolidato sempre più l’idea che il Bel Paese non faccia sentire apprezzati i propri talenti. Per scelta o necessità i nostri giovani si ritrovano ad essere gli immigrati di qualche altra nazione. Tra le mete più gettonate c’è il Regno Unito, seguita da Germania e Francia.

La fascia più interessata da questo esodo è quella dei laureati.  Sull’entità di questo  fenomeno  i dati del rapporto Istat sono molto chiari.

I dati presi in esame riguardano il numero annuo effettivo di laureati in fuga, ed il relativo Tasso Migratorio Specifico, che mette in rapporto il Saldo Migratorio (totale “laureati in fuga”) con il numero di laureati che invece rimangono in Italia.

Le stime evidenziano che in un periodo di soli 4 anni (dal 2012 al 2016) il numero degli espatriati è raddoppiato  passando da un Tasso Migratorio Specifico del 2,4 ‰  di laureati residenti in meno al 4,5 ‰ di laureati residenti in meno

Ma la mobilità di laureati non è solo a livello internazionale. I flussi si registrano in maniera ingente anche tra le stesse regioni italiane, meno colpito il Nord, i cui espatri all’estero sono mitigati dai laureati provenienti dalle altre regioni, mentre è  pesantemente colpito il Mezzogiorno, che vede emigrare i propri cervelli sia all’estero che verso il nord-Italia.

Appare lecito dover ammettere un’amara sconfitta sul piano dell’innovazione e della competitività in ambito educativo e formativo ma prima di tutto sul piano economico.

I giovani laureati italiani oltre a cercare un lavoro cercano una sistemazione congrua alla propria formazione. Oltre a perdere competenze e opportunità di rendere il nostro mercato del lavoro eterogeneo, perdiamo, così restando, innovazione. Sono i “nostri migranti“, sono quelli che andando via ci lasciano in una paese senza speranze e senza che ce ne accorgiamo noi restiamo indietro, forse perché troppo assorti a odiare i migranti degli altri

Jacopo Bassetta

Romboweb Giornale studentesco universitario

 

 

 

 


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