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L’Arrivista racconta: Michel Foucault e una vita in bilico tra non accettazione e ripudio della fama

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Michel Foucault: un uomo dalle mille facce, un intellettuale brillante e un grande pensatore costretto a vivere con il peso della non accettazione

Michel Foucault

Paul Michel Foucault, nato a Poitiers il 15 ottobre 1926 e morto a Parigi il 25 giugno 1984, è stato non solo un filosofo e sociologo francese, ma anche uno storico della filosofia e della scienza, un accademico, un saggista e un grande pensatore del XX secolo. È stato professore presso il Collège de France, un istituto di ricerca fondato da Francesco I nel 1530 di alta eccellenza e con sede a Parigi, e attuatore del progetto storico-genealogico del filosofo tedesco Friedrich Nietzsche. Egli, proprio come Nietzsche, sosteneva infatti che mancava tanto una storia della follia quanto una storia del crimine e della sessualità ed è per questo, infatti, che i suoi lavori ruotano principalmente attorno a tali specifici argomenti.
Un grande uomo, quindi, il cui pensiero ancora oggi viene tramandato e studiato. Ma la sua vita privata, il suo vissuto, il suo ruolo all’interno della società, cosa può celare?

Nato in una famiglia di medici da ormai tre generazioni, Foucault sembrava avere il destino già segnato, ma all’età di soli undici anni un primo scontro con il padre lo porterà a dichiarare di voler diventare uno storico. All’età di quattordici anni, nel 1940, lo stesso sconcertato padre deciderà di chiuderlo in un collegio di frati: è solo grazie alla madre, una donna proveniente da una famiglia religiosamente meno rigida, che Foucault potrà seguire lezioni private di filosofia.

Ma non furono questi i suoi momenti più bui, poiché gli anni più difficili, non per la sua formazione benché per la sua crescita personale, furono quelli universitari. Foucault, sotto la guida di Maurice Merleau-Ponty, Jean Hyppolite e Louis Althusser, studierà psicologia e filosofia, ma apparirà agli occhi di tutti come un ragazzo introverso e stravagante, a tratti addirittura eccentrico e paradossale. Si renderà presto conto della sua omosessualità e vivendo questo suo orientamento con disagio e smarrimento, non solo tenterà tre volte il suicidio, ma cercherà consolazione nell’alcolismo, per poi decidere, controvoglia, di entrare in analisi. Studioso di professione, Foucault approfondirà diversi filosofi come Ferdinand de Saussure, Soren Kierkegaars, Martin Heidegger, Jacques Lacan e soprattutto Friedrich Nietzsche. Quest’ultimo lo influenzerà notevolmente. È in questo periodo che, totalmente impegnato nei suoi studi, non solo otterrà i suoi primi incarichi accademici, ma intraprende anche una malsana relazione con il compositore francese Jean Barraqué, più piccolo di lui. La relazione, in ogni caso, non durerà che pochi anni. Nel 1955 si troverà a vivere una sincera e intensa amicizia con il critico letterario Roland Barthes e lo storico Georges Dumézil e, soprattutto una serie di viaggi culturali in Svezia, Polonia e Germania. Solo pochi anni dopo, nel 1960, grazie all’interessamento dello storico e filosofo Philippe Aries, pubblicherà, nonostante il suo precedente rifiuto dalla casa editrice Gallimard, la sua prima opera di rilevante importanza “Storia della follia in età classica”. In questo stesso anno troverà l’amore con Daniel Defert, suo studente di undici anni più piccolo, che lo accompagnerà per tutta la vita. È proprio a causa di quest’ultimo che, Foucault, decide di rinunciare alla grande occasione di trasferirsi in Giappone, accettando così un incarico a Tunisi nel 1966. In realtà questa fuga da Parigi non aveva solo ragioni universitarie, ma anche personali: infatti, gli ambienti culturali di Parigi non gradiscono la vita privata del filosofo e tentare di fare carriera era impossibile.

Nello stesso anno della fuga pubblica, grazie all’aiuto del collega filosofo Gilles Deleuze, l’opera omnia di Nietzsche: “Le parole e le cose”, la quale lo renderà uno dei più importanti pensatori del suo tempo. Anche l’amicizia epistolare con Reré Magritte ha inizio in questi anni. Tornerà in seguito a Parigi nel periodo delle rivolte studentesche, ovvero solo sul finire degli anni Sessanta, appoggiandole e finendo così in carcere. Dopo questo triste avvenimento della sua vita si ritroverà prima ad insegnare all’università di Clermont-Ferrand, poi in quella di Vincennes e, infine, tenendo corsi di Storia dei Sistemi di Pensiero, finalmente al prestigioso Collége de France. Incarico che portò avanti sino alla sua morte. In questi anni in cui ricopre nuovamente delle cariche accademiche, Foucault si dedica totalmente allo studio dei processi di normalizzazione e, dopo aver pubblicato nel 1975 “Sorvegliare e punire: la nascita della prigione”, inizierà una corrispondenza con l’università di Berkeley, in California.
Ma i suoi problemi non sembrano giunti al termine: dopo la morte di Sartre, infatti, la sua importanza nel panorama della cultura francese subirà una crescita notevole, cosa che lo porrà sempre in una situazione di disagio. Dal suo punto di vista egli non è un dispensatore di verità assolute, ma un intellettuale pronto a sollevare e risolvere mere riflessioni attraverso un sapere dato dall’esperienza. Molto lo scuote anche ciò che succede a Berkeley, nel mese di ottobre del 1980: ad una sua conferenza sull’origine della confessione cristiana solo 800 persone avranno il diritto di assistere, lasciandone fuori circa 700 e richiedendo così l’intervento delle forze dell’ordine.

Le sue ultime opere, “La volontà di sapere. Storia della sessualità” e “L’uso dei piaceri. Storia della sessualità” risalgono rispettivamente al 1976 e al 1983. Dopo di ciò, la sua salute, a causa dell’AIDS crolla irrimediabilmente. Vivrà la malattia e l’imminente arrivo della morte allontanandosi da tutti gli impegni accademici e dai viaggi e, un anno prima di morire, il 26 giugno 1984, riuscirà a pubblicare il terzo volume della precedente citata opera “L’uso dei piaceri. Storia della sessualità”.
Ad oggi, seppur molti conoscano le sue grandi opere, sono pochi coloro che realmente conoscono la figura di questo grande uomo e, soprattutto, il peso che una vita simile ha dovuto sopportare. Tra un padre scostante e pretenzioso, l’alcolismo, una mancata accettazione della propria sessualità e il ripudio della fama, Foucault avrebbe avuto e ha molto da insegnare. Vivere in una società, la sua Francia, la quale tende a sminuire e ad avvilire la propria vita privata non è mai stata cosa semplice, ma la sua forza e la sua tenacia risiedevano proprio in questo: riuscire a dimostrare che, indipendentemente dal credo o dall’orientamento sessuale, si vale qualcosa. Riuscire a trovare il proprio posto nel mondo e, seppur lontano da casa, riuscire a splendere in silenzio e insegnare a pensare.

Redazione Romboweb – Anna Alisea Lauria


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