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L’Arrivista racconta: Gluck, pittore “senza prefisso, suffisso o virgolette”

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La biografia di un pittore senza genere: Gluck, artista che ha rifiutato nel corso della sua vita ogni nome circoscritto

Arte e società, tra libertà e regole non scritte: un connubio a volte incompatibile. E’ questo il caso di un artista inglese di fine diciannovesimo secolo, una storia sconosciuta per molti ma che ha rappresentato una forte voce fuori dal coro. Conoscere è necessario, ed uno dei casi più emozionanti e complessi è stato quello di Gluck. Gluck è l’arte che ha rifiutato nel corso della sua vita ogni nome circoscritto. E’ la storia di una bambina nata alla fine del 1800 in Inghilterra come Hannah Gluckstein, e vissuta come Gluck. Sin dai primi anni della sua vita, il pittore insistette per non essere accostato ad alcun genere, arrivando a dimettersi da una società che lo identificò come “Miss Gluck”. In molti casi, le sue opere d’arte venivano messe in secondo piano e per la società a risaltare maggiormente era il suo stile di vita fuori dagli schemi tradizionali. La volontà di esibire la propria persona attraverso standard propri lo portarono ad essere un personaggio iconico, anche per quanto riguarda la moda . L’eclatante svolta esteriore nella sua vita arrivò il giorno del suo 21 esimo compleanno : si tagliò i capelli e si vestì da uomo. D’ora in avanti, dietro ogni quadro il pittore scriveva: “Please return in good condition to Gluck, no prefix, suffix or quotes.” (Si prega di restituirlo in buone condizioni a Gluck, senza prefisso, suffisso o virgolette.)

“Medallion”, Gluck, 1937

Furono molte le persone vicine all’artista che influenzarono notevolmente le sue opere, tanto che, l’opera più celebre di Gluck fu un doppio ritratto del 1936 che sancì un matrimonio spirituale con uno dei suoi grandi amori, Nesta Obermer: è un dipinto che raffigura i due volti come se formassero un solo corpo simbiotico, che guarda altrove e non davanti a sé.
L’artista divenne molto popolare per i suoi dipinti floreali: un percorso estetico che fu caratterizzato da un’altra donna importante, la fiorista Constance Spry. Molti furono i dipinti di fiori dettagliati inspirati dalla loro forte collaborazione; opere che vennero destinate ad una grande mostra a tema floreale, organizzata e strutturata dallo stesso artista con l’aiuto della fiorista Constance.
Tra incontri cruciali e arte, la sua vita fu un susseguirsi di eventi e la vicinanza al mondo pittorico non fu lineare. Per anni si ritirò dalla pittura dedicandosi nella metà del ‘900 alla definizione di pigmenti, tele ed oli, portando una ventata di novità e spirito critico anche in altri settori. Nel periodo della vecchiaia tornò ad interessarsi di dipinti e in questo periodo ricordiamo il grande successo dell’ opera “Rage, Rage aganist the dying of the light”, che raffigurava la testa di un pesce in decomposizione.

L’artista morì negli anni ottanta, ed è considerato tutt’ora un seme piantato verso la tolleranza e l’accettazione dei diritti dell’uomo.
Parliamo di una storia vissuta molti anni fa , in una collettività ancor più rigida e spaventata dal “diverso” rispetto a quella dei nostri giorni. Ad oggi, questa condizione sociale sta prendendo l’inizio di una piega differente, in molti paesi sono sempre di più le lotte per i diritti della libertà dell’individuo a 360⁰. Negli ultimi anni si è diffuso il termine-ombrello “queer”, che sfida la pratica comune di dividere una persona in una categoria di genere definita. I piccoli passi incerti che la comunità sta facendo verso un mondo privo di discriminazioni sono stati concepiti anche grazie a testimonianze di vita come quella di Gluck.

Redazione Romboweb – Irene Ciafardone


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