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La ricerca del “fanciullo interiore” in Tommaso di Kim Rossi Stuart

Sequel di “Anche libero va bene” (2005), Rossi Stuart ritorna alla regia vestendo i panni del personaggio da lui creato, completando così la tragicomica storia del piccolo Tommi.

Passata in sordina al botteghino, la nuova fatica del regista e attore romano avrebbe meritato di più.  Tommaso, il personaggio protagonista che dà anche il titolo al film, è lo stesso bambino di Anche libero va bene, ormai diventato adulto problematico e pieno di ansie che non riesce a trovare il fanciullo interiore perché nascosto e impaurito da qualche parte nei meandri del suo travagliato vissuto. Ciò che trova Tommaso è la difficoltà tutta contemporanea nell’instaurare relazioni stabili: timoroso di subire abbandoni, passa da una donna all’altra per motivi futili, riuscendo così ad abbandonarle lui per primo. Denuda mentalmente le donne che incrociano il suo sguardo o anche solo il suo cammino ed è quasi totalmente incapace di stabilire un approccio con l’altro sesso rinunciandoci spesso fin dal principio.
Tommaso allo stesso tempo non è confortato dall’idea della solitudine, e le erotiche avventure oniriche in cui si perde, ad un tratto cominciano a diventare incubi perversi e raccapricciantiIl fanciullo interiore, immagine costantemente richiamata nel film, è il simbolo di una serenità ormai lontana e perduta. 
L’opera appartiene ad un cinema di genere intellettuale che oggi forse non entusiasma molti  produttori. Tuttavia il prodotto finale risulta essere buono e di forte impatto. 
Le movenze, la gestualità e i monologhi dell’attore sono quasi caricaturali e comici, come per sottolineare  la condizione surreale e psicologica del personaggioLe scene oniriche sono forti e le scelte allegoriche ben congegnate e rappresentate.
Tommaso è la conclusione di un viaggio iniziato nel 2005. Compimento di un vissuto esistenziale turbolento che spinge  il protagonista ad affrontare quegli incubi che lo tormentano dall’infanzia. Incubi dominati da demoni che condizionano la percezione della realtà del protagonista. Il passato torna così prepotentemente a bussare alle porte del presente, senza lasciare via di scampo.
Dario Colasante 

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