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La Buona Scuola di Renzi perde colpi: eliminata la chiamata diretta dei prof

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Ecco il primo provvedimento del neo Ministro Marco Bussetti sulla “Buona Scuola”: abolita la chiamata diretta dei docenti. I sindacati: “Questo atto rende oggettivo e non discrezionale l’arruolamento”

Dopo otto ore di trattative con i sindacati, il neo Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti sigla un accordo (un contratto transitorio) con il quale viene abolita la chiamata diretta dei docenti, uno dei principali tasselli della Buona Scuola renziana (L. 107/2015). Nello specifico, il nuovo accordo preso prevede che i docenti vengano assegnati dall’Ufficio scolastico territoriale all’istituto scolastico e scelti attraverso la graduatoria e i punteggi presenti nelle domande di trasferimento. Quindi, il passaggio dei docenti dall’ambito territoriale alla scuola non sarà più a discrezione dei dirigenti scolastici, come previsto dalla riforma renziana approvata nel luglio 2015.

Abolito uno dei punti cardine della riforma “Buona Scuola”

Prima di analizzare il nuovo accordo preso dal Miur e sindacati, bisogna fare alcuni passi indietro. La chiamata diretta dei professori era uno dei punti cardine della riforma “Buona Scuola” Renzi-Giannini. Questo pilastro della Legge 107/2015 prevedeva che i professori assunti e intenzionati a trasferirsi dovessero essere assegnati ad un ambito territoriale per poi candidarsi, ogni anno, alla scuola alla quale ambivano. Il dirigente scolastico, quindi, poteva selezionare il personale in base alle caratteristiche e al curriculum dei docenti. Alla base vi era l’idea che le scuole potessero scegliere i docenti di cui avevano bisogno così da non subire l’imposizione di graduatorie e punteggi. In realtà questo si è dimostrato, nei fatti, uno strumento poco efficace: i professori hanno sempre visto la chiamata diretta come un modo per aumentare la discrezionalità dei presidi che potevano scegliere, seguendo le proprie simpatie e antipatie, chi inserire nel proprio organico scolastico. Ma questo è solo uno degli effetti penalizzanti della riforma renziana: dopo la selezione, i prof chiedevano di essere spostati o riassegnati e i presidi si ritrovavano a settembre, ad anno scolastico inoltrato, con le cattedre scoperte.

“Questo atto rende oggettivo e non discrezionale l’arruolamento”

Così affermano i sindacati UIL scuola, FLC, Cgil, Cisl Scuola e Gilda. Finalmente l’arruolamento del personale docente non sarà a più a discrezione dei dirigenti scolastici rendendo così oggettivo il passaggio dall’ambito alla scuola.
L’accordo raggiunto prevede essenzialmente due fasi: inizialmente i posti disponibili saranno coperti con personale che ha già ottenuto il trasferimento secondo le priorità previste dal contratto, come ad esempio le categorie protette (legge 104, disabilità); in seguito i posti rimanenti saranno occupati seguendo  il punteggio di mobilità.

Quindi, cosa cambia nella presentazione della domanda?

A partire dal 27 giugno i professori potranno presentare la propria domanda di inserimento che sarà come sempre online. Nella domanda il professore indicherà una scuola (prima erano cinque) da cui partire e, nel caso di mancata indicazione, sarà considerato l’istituto capofila in quell’ambito.
Tutte queste operazioni saranno concluse entro il 27 luglio. Successivamente sarà effettuata l’assegnazione della sede per il personale neo immesso in ruolo: anche in questo caso, seguendo il punteggio di graduatoria, i vincitori di concorso ordinario precederanno i docenti provenienti dalle graduatorie ad esaurimento.
Non cambia niente, invece, per chi l’anno scorso è stato già assegnato ad una scuola: anche loro ora potranno presentare la domanda per essere assegnati direttamente ad una scuola in base alle proprie esigenze.

Romboweb – Claudio Tucci


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