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Il catenaccio di Scanno: com’erano i matrimoni di una volta

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Immagine di Vittoria Scarparo, figurante in foto con il costume tradizionale.

Uno sguardo su Scanno

Scanno è una piccola cittadina abruzzese, situata a 1050 metri d’altitudine nella valle del Sagittario. Il suo borgo è considerato tra i più belli d’Italia, parte del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ed è una meta perfetta in ogni stagione per via del suggestivo centro storico.  Conquistò sin dall’1800 fotografi e artisti, ragion per cui è ad oggi conosciuta come “la città dei fotografi”.

Uno degli elementi che la rende rinomata è il catenaccio, ogni 14 di agosto, una rievocazione storica del rito matrimoniale di un tempo.  Derivato dal dialetto “ju catenacce“, è costituito da un corteo nuziale che osservato dall’alto va a formare un specie di catena. Secondo la tradizione, la sfilata è aperta dagli sposi a cui seguono i parenti, in coppie costituite da un uomo e una donna e attraversa il borgo assieme alla sposa, accompagnandola in chiesa e subito dopo a casa del neo-sposo.

Cosa indossavano gli sposi?

L’abito tradizionale è, senza alcun dubbio, ciò che maggiormente lascia il segno. Viene ormai indossato solo dalle donne mentre per gli uomini è stato sostituito dal modello “tight“.

L’abito femminile è molto colorato, con un’ampia gonna a balze, coperto da grembiuli e corpetti neri, maniche vaporose e strette sui polsi e un capellino di gusto orientale adornato da trecce bianche o colorate. Una particolarità è che il cappello della sposa ha sempre le trecce bianche, abbinate alla gonna, detta “mantera“.

Per quanto riguarda il tight maschile, detto “velada” è l’abito da giorno e indossato per cerimonie pompose, purché celebrate prima delle 18:00.

Il catenaccio in letteratura e nell’arte

Il primo scrittore a trattare del catenaccio fu Romualdo Parente da Scanno. Nel 1765 compose un piccolo poema in dialetto locale: “zu matremuonie a z’euse“, ossia: “il matrimonio secondo l’uso” in cui raccontò il matrimonio di due giovani, Nanno e Mariella, descrivendo tutte le usanze che precedono le nozze. Le regole del matrimonio vengono riprese anche da Antonio De Nino, antropologo da Pratola Peligna, che ci permette di conoscere descrizioni minuziose sulla pratica ne “il volume degli usi e costumi abruzzesi”.

In fotografia e pittura, Francesco Paolo Michetti da Tocco da Casauria e Basilio Cascella da Pescara eseguono numerosi ritratti del borgo e dei partecipanti al corteo. Oltre questi, Gabriele D’Annunzio cita il costume scannese nelle sue memorie private, presenziando anche ad una funzione nella Chiesa Della Madonna Della Valle, nel 1896.

Perché è un evento da non perdere?

La pratica fa parte della storia e cultura abruzzese; il corteo coinvolge cittadini e turisti che vi possono ammirare gli abiti tradizionali ed assaggiare prodotti tipici, ad esempio il parrozzo; infine, non ultimo, potrete godere della magnifica vista del borgo.


Link da visitare:

luoghidavivere.it , www.abruzzoitalia.it , turismo.abruzzo.it

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