0

Francesca Woodman: un angelo o un fantasma della fotografia?

L’arte dell’impressione su pellicola

Francesca Woodman (USA 1958 – 1981) è stata una delle fotografe più coinvolgenti del ventesimo secolo. Nata e cresciuta con la macchina fotografica in mano, fin dall’età di tredici anni comincia a sviluppare foto in bianco e nero. I suoi scatti sono misteriosi tanto quanto la sua figura; all’età di 23 anni si toglie la vita lanciandosi da un palazzo di New York: «Ho dei parametri e a questo punto la mia vita è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza di caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate»
Emerge dalle immagini della Woodman una vita complessa, e forse contorta; una vita affogata in un’esistenza piatta, dalla quale Francesca sembra cercare di uscire, grazie ad un uso impressionante della fotografia. “Some Disordered Interior Geometries”, suo unico libro d’artista, è composto da una serie di fotografie che sono espressione dell’esistenza di una geometria disordinata nella vita della fotografa: i suoi scatti d’autoritratto immortalano il bisogno della Woodman di fotografarsi per non vedersi cancellata e di leggere la propria nudità con lo sguardo, senza farla sbiadire. Il corpo nudo è sempre in relazione con l’ambiente circostante, ossia una piccola stanza, luogo di spaesamento, in cui gli oggetti sono spesso un ostacolo per il corpo. Specchi, carta da parati o immagini sfocate nel movimento sbiadiscono la nudità della fotografa e allo stesso tempo scavano nel profondo del suo animo.

Per questo motivo i suoi scatti sono suggestivi e quasi evanescenti. Francesca Woodman punta l’obiettivo sulle sue difficoltà, sui limiti delle proprie potenzialità, senza nascondersi dalle sue paure. Scrive la fotografa: “Io vorrei che le mie fotografie potessero ricondensare l’esperienza in piccole immagini complete, nelle quali tutto il mistero della paura o comunque ciò che rimane latente agli occhi dell’osservatore uscisse, come se derivasse dalla sua propria esperienza”.

 

Martina Contarato

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *