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Erasmus ai tempi della pandemia: le affinità e le differenze raccontate da tre studenti italiani in tre diverse città europee.

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Un breve viaggio all’interno della vita degli studenti Erasmus durante la pandemia: le testimonianze di Giuseppe, Marika e Raissa

erasmus ai tempi della pandemia

Osservando per qualche minuto la vita di uno studente Erasmus si riesce a percepire l’istantaneità che caratterizza ogni singolo aspetto del viaggio percorso. Un’esperienza che in pochi mesi permette di conoscere e scoprire gli aspetti più intimi e pragmatici di un popolo e di uno stato diverso dal proprio. L’istantaneità sta nella necessità di adattarsi, nell’impossibile tentativo di non farsi travolgere dalle opportunità.

I percorsi formativi e le vite di migliaia di studenti di tutta Europa da anni sono uniti attraverso lo scambio culturale e scolastico operato dall’ Erasmus, e anche in questi ultimi mesi sono stati in molti a decidere di vivere l’esperienza: “Non ero partita con tante aspettative, ma sto vivendo questa possibilità al 100 %. Il covid non ha influenzato negativamente questo momento” confessa Marika, studentessa che dal 3 febbraio vive ad Alicante in Spagna.
Ad avere studiato in Spagna, a Valencia, è stato anche Giuseppe che, però, ha vissuto nella città quando il virus iniziava a diventare un’emergenza mondiale: “Durante i mesi della pandemia ho trovato l’esperienza poco stimolante, però, credo che ne valga la pena: permette di avere nuovi punti di vista e nuove prospettive. Inoltre, rispetto ai primi tempi di chiusure, la situazione a Valencia adesso sembra essere molto più tranquilla.”

Anche dalla Germania come testimoniano le parole di Raissa, studentessa nell’università di Saarbrücken, le restrizioni non sembrano essere motivo di rinuncia: “Vivere nel posto è importante. Integrarsi in una società durante una pandemia è più difficile, ma, sperimentare in prima persona la lingua e i costumi è necessario. Ad un futuro ragazzo Erasmus consiglierei di partire nonostante la pandemia, è fondamentale sperimentare ogni giorno la vita in un altro paese e sfruttare le varie possibilità linguistiche, nonostante le lezioni siano ancora online per ora.

Un’esperienza completa e parallela alla propria che determina un paragone inevitabile con la propria quotidianità, un paragone che non sempre la esalta. Per Giuseppe la differenza è stata netta soprattutto nell’organizzazione: “La piattaforma online è stata attivata velocemente, le lezioni registrate e gli esami online si sono svolti senza problemi. I professori non sono diffidenti, il metodo è utilizzato in pieno. L’organizzazione dell’università di Valencia funziona meglio perché ha permesso agli studenti di tornare in presenza: hanno avuto la lucidità di dare priorità allo studio, sia lo Stato che l’università”. Significativo il senso di sicurezza trasmesso dalla tempestività, dalla capacità di riconoscere un disagio e risolverlo nel minor tempo possibile. La prontezza, una caratteristica che non possono apprezzare gli studenti italiani, data la sua mancanza.
Oltre che per la prontezza organizzativa, anche le caratteristiche scolastiche sembrano aver soddisfatto Marika: “I professori aiutano molto di più e personalmente li trovo molto più interessanti anche durante le lezioni.” un parere netto ma che probabilmente è influenzato dalla straordinarietà dell’esperienza.

Un viaggio di studio permette di vivere una parantesi idilliaca e a volte irreale, gli studenti sono a contatto con tradizioni distanti da loro, interessanti da osservare e da fare proprie.In questo ambito si inserisce l’oggettiva considerazione di Raissa: “Non mi sento di fare paragoni specifici, qui in Germania sono una studentessa Erasmus e come tale sono maggiormente seguita rispetto al resto degli studenti, abbiamo segreterie apposite e confrontare questa realtà con la mia in Italia mi sembra difficile.
Nonostante le restrizioni e le attenzioni messe in atto dai diversi governi, divertirsi e passare del tempo in spensieratezza non è utopia per i ragazzi in viaggio: “Organizziamo viaggi nelle varie regioni spagnole, andremo a Barcellona facendo un viaggio in macchina di sei ore; nel tempo libero andiamo nei bar, l’Erasmus è una parte della vita che vivi in maniera rapida e intensa.” racconta Marika pensando all’allentamento delle restrizioni.
In Germania, Raissa ha avuto la possibilità di partecipare ad iniziative universitarie organizzate tra studenti: “Ci sono stati eventi dopo Pasqua con l’obbligatorietà di prenotazione, con posti limitati e il vincolo di un risultato negativo al test rapido. Eravamo tutti tranquilli, è stato come iniziare a tornare alla normalità, non ci sono stati contagi durante quelle feste.


La testimonianza di Giuseppe, invece, ha uno sviluppo graduale caratterizzato dall’iniziale periodo di isolamento al lento ritorno alla socialità: “Durante la pandemia si poteva uscire solo per andare al supermercato. Guardavamo serie tv, studiavamo e seguivamo le lezioni online. Quando è stato possibile uscire abbiamo cominciato ad andare in spiaggia e nelle terrazze all’aperto dei ristoranti e dei bar, non abbiamo potuto partecipare ad eventi ufficiali fino a giugno.”
Se sia Giuseppe che Marika, testimoniano di non aver avuto agevolazioni universitarie per tamponi o screening gratuiti, Raissa afferma il contrario: “L’università offre screening di massa ogni giorno con prenotazione per gli studenti tranne il sabato e la domenica“.

Comune a tutti e tre gli studenti è la consapevolezza di aver osservato il mondo da un’ulteriore punto di vista, di avere scoperto e fatta propria una sfaccettatura che superficialmente veniva ignorata. Un’esperienza che, domandato a tutti e tre gli studenti, avendone l’opportunità avrebbero prolungato con grande piacere.

Redazione Romboweb – Michela Mazzaferro


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