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Non ci resta che piangere. La disoccupazione resta una piaga tra i giovani

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I rischi di una disoccupazione giovanile “atipica”. Cala la disoccupazione, ma il resto d’Europa va in tutt’altro verso.

Tira aria di miglioramenti in tema di  lavoro. Nel mese di marzo la disoccupazione cala di 0,4 punti percentuali rispetto a febbraio arrivando al 10,2 %, un dato così non si registrava da agosto 2018 (10,1%). 

Cala anche la disoccupazione tra le persone tra i 15 e i 24 anni (30,2%), questo dato non si registrava dal 2011. Cresce  invece il tasso di occupazione che si attesta a 18,6% con una crescita di 0,9 punti percentuali su febbraio e 1,1 punti su marzo 2018. 

Certamente sono dati confortanti ma il problema della disoccupazione, almeno in Italia, sembra essere estremamente multifattoriale e pertanto la disoccupazione, specialmente quella giovanile, andrebbe letta in un modo diverso. 

Peggio di noi solo la Grecia, e nel Sud Italia la situazione è gravissima

I tassi più elevati di disoccupazione giovanile sono stati registrati in Grecia (36%), in Spagna (34,1%) e Italia (30,2). La media europea si attesta attorno al 15%, ne consegue che in Italia abbiamo il doppio dei disoccupati rispetto alla media europea. 

Analizzando invece il tasso di disoccupazione giovanile regionale in Europa, l’Eurostat consegna maglia nera alla Campania (53,6%), Sicilia (53,6 %), Calabria (52,7%), che risultano essere le ultime 10 in classifica, tra le 280 regioni monitorate in Ue. 

la lentezza italiana tiene in scacco il futuro. Studio e scappo all’estero. I veri migranti siamo noi

Regno Unito, Germania e Francia sono le mete più gettonate dai giovani italiani per cercare occupazione. In solo 4 anni il tasso di giovani espatriati è raddoppiato. Un’amara sconfitta sul piano dell’innovazione e della competitività in ambito educativo e formativo ma prima di tutto sul piano economico, questo succede perché i giovani laureati italiani oltre a cercare un lavoro cercano una sistemazione congrua alla propria formazione

Il resto del mondo volta pagina e l’Italia resta immobile

L’Italia ha dimostrato negli anni di non saper fare aderire politiche di sviluppo alle politiche economiche. I giovani entrano nel lavoro sempre più tardi, infatti solo uno su tre ha una posizione lavorativa stabile o autonoma senza calcolare che ben il 25% dei giovani ha un impiego inferiore al titolo di studi conseguito. Il resto del mondo volta pagina e l’italia resta ferma. La tecnologia prosegue il suo corso e gli italiani, quelli che decidono di restare, entrano nel mondo del lavoro sempre più tardi oltretutto in estrema competizione con i “robot” che nei prossimi vent’anni copriranno il 15% della manodopera. 

Il tempo di capire come colmare il gap tra le professioni che andranno a morire con le nuove professioni e sarà troppo tardi. Forse c’è bisogno di dare una svolta alla didattica universitaria in visione di maggiori competenze. Forse c’è bisogno di investire tutto nella vera innovatività, d’altronde il mondo andrà sempre in quella direzione. Forse c’è bisogno di recepire che, se non voltiamo pagina, il resto del mondo subirà gli effetti di una rivoluzione economica, tecnologica e lavorativa e l’Italia ne resterà  inesorabilmente fuori. 

Romboweb-giornale studentesco universitario 

Jacopo Bassetta  


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