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Differenziata… che fine hai fatto?

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Cartoni

Ricordate questi simpatici scatoloni? Ma dove sono finiti?

Era il lontano 2010 quando apparvero per i corridoi del nostro campus dei simpatici scatoloni per la raccolta differenziata. Soluzione pratica, economica e tutto sommato efficace per introdurre la raccolta differenziata anche in università. Vi erano tre cartoni ad ogni angolo: uno per carta e cartone, uno per vetro, plastica e alluminio e infine uno per i rifiuti generici.

Certo il cartone è pratico, economico e ecologico, ma ha un problema. Non è indistruttibile, anzi piuttosto delicato e a lungo andare si rompe.

Ed è proprio questo che è successo. Sono ormai diversi mesi che dai corridoi dell’università sono quasi spariti i simpatici scatoloni e nessuno li ha rimpiazzati. I pochi cartoni rimasti vengono utilizzati come pattumiere per indifferenziato e ogni giorno la signor Rosa passa di lì per lavare i bagni, pulire i corridoi e raccogliere quei sacchi di indifferenziata. Un giorno ho provato a fermarla e a chiederle “Signora ma lei che ne pensa? E soprattutto poi dove li porta?” e lei, candidamente e con aria rassegnata, mi ha confessato che “Se c’è’ più plastica vicino alla plastica, se c’è più carta vicino alla carta”.

Non proprio un modello virtuoso di raccolta differenziata. Certo era difficile crederlo in una realtà come quella abruzzese. Ci si vanta per le percentuali provinciali di raccolta che sfiorano il 60%, per il calo del 5% della Tarsu, ma poi capita che si paghino 2,4 milioni di euro alle società appaltatrici per smaltire il cosiddetto sovvallo, quella parte indifferenziata di immondizia che finisce nella differenziata (link). Così i cittadini riciclano male, la raccolta porta a porta non funziona e il Comune paga. La d’Annunzio poteva forse andare controcorrente?

Maximiliano Terminiello 


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