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Dalla fuga dei cervelli, al ritorno degli imbecilli

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Quando l’ignoranza genere fiducia più della conoscenza. Un racconto tratto, purtroppo, da una storia vera

Tratto, purtroppo, da una storia vera.

Stazione di Trani, è sera. Due ribelli e spensierati “fuori sede” approdano nella loro città natale, nostalgici del calore familiare.

Sono di ritorno dal “rosso” settentrione, in piena emergenza. La loro disobbedienza al nuovo decreto emanato dal governo è sorretta dall’amore, dalla fanciullezza. La loro folle fuga è il gesto di chi vede nella quarantena, nell’isolamento uno stato di detenzione. Altri 15 giorni di isolamento nel grigio Nord Italia sarebbero stati fatali per i due giovani viaggiatori.
Sono impauriti, non smarriti, sanno dove andare, sanno di sbagliare. Ma devono tornare nella loro calda e borghese casetta, desiderano e bramano le coccole familiari.
Lo so, penserete: “Ma così mettono in pericolo i familiari!”. Questo non è importante, nulla può superare la mancanza dei propri congiunti e del loro caloroso affetto.

Le stazioni, però, sono sotto lo spietato e professionale controllo delle forze dell’ (dis)ordine. E il rientro, a questo punto, sembra complicarsi; uscire dal treno non è facile con tutti questi arguti piedi piatti che ti attendono fuori dal vagone. Sono uomini esperti, addestrati nelle più cruente zone di guerra della Patagonia. A questi non sfugge niente.
I due giovani filibustieri, ora, sono preoccupati. Devono inventarsi qualcosa. Manca poco all’arrivo. L’ansia cresce, il cuore batte, forte. Sudano freddo, si guardano attorno, c’è la paura sui loro volti.
Il treno inizia a frenare, sono ormai vicini alla destinazione. È finita, devono trovare una soluzione altrimenti tutto è perduto.

Ecco l’annuncio dello speaker: “Il treno proveniente da Rimini diretto a Bari, delle ore 19.02, è in arrivo al binario due. Attenzione allontanarsi dalla linea gialla.”

Questo è il momento di agire.
I due si guardano, scrutano l’esterno del vagone attraverso l’oblò della porta. Il Treno si ferma. Le porte si aprono. Scendono. Si allontanano dal binario. Ecco che si avvicina la guardia, il suo passo è deciso, il suo fare è militaresco.
I due sono bloccati, non sanno più che fare. I loro volti sono pietrifcati dalla paura.
Il duro poliziotto, seguendo la rigida prassi prevista dai decreti governativi, giunge al cospetto dei due ragazzi in preda al panico.

Attimi di silenzio sembrano precedere l’inevitabile. I due devono inventarsi qualcosa; qualunque cosa pur di riuscire nell’ottusa impresa.
Tutto sembra perduto, quando un lampo di genio illumina i volti mummificati dalla paura.
Il poliziotto ora è lì, davanti a loro. Il suo sguardo è severo e da vero comandante domanda ai due ragazzotti pronti a tentare il tutto per tutto:

– Ragazzi da dove venite?
– Caserta…
– Ah ok, perfetto. Potete andare.


Claudio Tucci


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