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Dalla baia dei Porci alla speranza di molti

Oltre mezzo secolo di embargo: dalla mediazione della Chiesa alla crisi venezuelana. Ecco perché Cuba non ha alternative migliori…

La  mattina del 6 Luglio 1960, all’indomani della rivoluzione  castrista,  il Congresso degli Stati Uniti votò la prima misura economica contro Cuba: E’ questo il periodo storico o meglio l’evento a cui bisogna fare riferimento per comprendere  l’attuale disgelo.
Gli Americani cercarono più volte di  rovesciare illegalmente il nuovo governo nel territorio dell’arcipelago caraibico, due furono i motivi principali:  il primo perché era pur sempre una rivolta di matrice comunista, il secondo e il più importante motivo, che ha portato alla presa di posizione degli Usa, era il fatto che si stesse instaurando un esemplare rapporto tra Cuba e la principale nemica americana, la Russia. Il tentativo di invasione con lo Sbarco nella Baia dei Porci fu un fallimento, questa operazione venne lanciata nell’aprile 1961 e le forze armate cubane, sostenute dai filo-sovietici, sconfissero la forza d’invasione in tre giorni di combattimenti. Gli eventi di quei giorni, in piena Guerra Fredda, portarono alla Crisi dei missili, la quale non fu altro che un confronto tra USA e Unione Sovietica conseguente al ritrovamento di  missili nucleari sovietici nell’arcipelago caraibico, dopo giorni di tensione il leader russo Chruščëv ordinò il ritiro dei missili in cambio della promessa degli USA di non invasione dell’isola e del ritiro dei missili Jupiter (termonucleari) installati nelle basi di Turchia e Italia. Gli Stati Uniti, essendo consapevoli della difficoltà di soffocamento della rivolta castrista sul campo di battaglia emanarono un embargo, o meglio conosciuto come el bloqueo. Il  blocco economico scatta ufficialmente con il Proclama 3447 nel 1962 e ha tutti gli aspetti di una guerra dal punto di vista diplomatico ed economico.

Cosa sta succedendo ora?

Dopo quasi 54 anni di tensione e ufficiale rottura dei rapporti, il 17 Dicembre Stati Uniti e Cuba hanno deciso di riaprire un canale di dialogo ufficiale. La riattivazione delle relazioni è diventata concreta grazie  alla collaborazione del governo canadese con la Santa Sede, difatti già dal lontano 1962 Papa Giovanni XXIII, angosciato dalla drammaticità della situazione tra Cuba e  USA, sentì l’esigenza di agire per una tregua consegnando un  messaggio di pace agli ambasciatori americani e cubani. Questa azione del Vaticano si protrae fino ai nostri giorni con l’intervento di Papa Francesco il quale già nell’estate scorsa  inviò due lettere personali a Barack Obama e a Raul Castro per invitarli a riprendere i rapporti.
Tuttavia il presupposto politico che ha consentito un primo riavvicinamento è stato lo scambio di prigionieri, tra cui lo statunitense Alan Gross membro di una compagnia militare privata e arrestato nel 2009 con l’accusa  di spionaggio a Cuba. La ripresa dei rapporti e la diminuzione della tensione tra la grande potenza occidentale e l’arcipelago caraibico ha dato avvio a nuovi importanti accordi, tra cui la graduale riapertura delle ambasciate a L’Avana e a Washington; l’ autorizzazione per  gli statunitensi di importare da Cuba merci con un valore che arriva fino a 400 dollari ed infine il permesso di inviare a Cuba ogni trimestre fino a 2.000 dollari. 
Il riavvicinamento tra Usa e Cuba potrebbe rappresentare un grande  vantaggio per entrambi i paesi, soprattutto dal punto di vista  economico: “El Bloqueo”, infatti, ha vincolato per anni l’economia Cubana che si è ritrovata ad affrontare una lunga e  grave crisi  interna.
Ma il motivo principale che spinge Cuba alla stipula di accordi con gli USA senza mezzi termini è la situazione  drammatica dell’economia  venezuelana. Poiché Cuba, dopo l’embargo, stava vivendo un momento  di grande isolamento internazionale, poté contare unicamente sull’appoggio di un gruppo di paesi come il Brasile, Bolivia, Ecuador e infine il Venenzuela. Quest’ultima, con l’accordo tra Caracas e L’Avana risalente ai tempi di Chavez, si è impegnata a fornire a Cuba un’assistenza finanziaria ed energetica, oltre agli 80-100 mila barili giornalieri di petrolio che il Venezuela passa a Cuba, gli aiuti venezuelani costituiscono il 20% del PIL cubano. Possiamo ora assistere ad una Cuba obbligata dal default venezuelano ad impegnarsi in una politica a favore del raggiungimento del disgelo con gli americani per sfuggire ad un disfacimento economico ormai vicino. 
Sebbene l’embargo si sia rivelato totalmente inutile, causando perdite elevate sia per l’economia cubana (1.1000 miliardi di dollari in 54 anni) che per quella statunitense, (le spese di mantenimento delle navi preposte a tale manovra ammontano a circa 1.2 miliardi di dollari l’anno) Cuba ora non aspetta altro che un’ultima uscita di sicurezza con accordi senza pretese ambiziose prima che il Venezuela (nazione strategica per il mantenimento di Cuba) collassi del tutto. Si spera che le procedure siano veloci dato che l’economia venezuelana ha registrato un’inflazione del 296% e una contrazione economica del 7,2% per il terzo anno consecutivo.  

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