A Chieti tante strutture, pochi servizi: la casa dello studente in via Arenazze resta un progetto senza soluzione e con spese in aumento

Quando si passeggia per le piazze e per i vicoli di Chieti alta, centro universitario, una domanda viene spontanea: dove sono gli studenti?

Gli studenti sono reclusi nella grigia zona industriale dello scalo, un luogo simile a quella “Coketown” tragicamente descritta da Charles Dickens. Come riportare, allora, gli studenti nel centro storico?

Se si prende in considerazione la maggior parte degli atenei sul territorio nazionale, un elemento comune nella maggior parte dei centri universitari è sicuramente lo studentato, che oltre a garantire un alloggio agli universitari a prezzi vantaggiosi, permette di incrementare il bacino di accoglienza della città.  Molti studenti non sono a conoscenza che lo studentato di Chieti resta da anni un progetto sospeso nel disinteresse totale di tutti.
L’edificazione della Casa dello Studente e tutti i progetti annessi hanno una storia complessa. Per poter analizzare al meglio la questione è necessario fare un passo indietro di ben 26 anni.
Siamo nel 1992 quando viene erogato il primo finanziamento, pari a un milione e 131mila euro (al tempo in vecchio conio), per la costruzione della Casa dello Studente all’angolo tra via Gran Sasso e via Arenazze. Da allora il costo dell’opera è quasi triplicato a causa dei costi di manutenzione e ristrutturazione arrivando a circa tre milioni di euro.

La fine dei lavori era fissata il 4 luglio del 2009, ma così non è stato. L’ Ater di Chieti ha richiuso il cantiere nel 2011, e da allora le porte del palazzo, già arredato con letti, mobili e tende, sono rimaste chiuse, destinando l’immobile ad uno stato di degrado.


Così la Casa dello Studente, con 49 posti letto di cui 22 già perfettamente arredati, rischia di rappresentare “l’ennesimo scatolone vuoto a Chieti”, come sottolinea Bruno di Paolo, consigliere comunale di opposizione. Attualmente si è ancora in cerca di fondi, in primis le 600mila euro necessarie per il certificato di agibilità e per il piano antincendio di cui nessun ente, come il Comune, l’Adsu o l’Università d’Annunzio, vuole farsi carico. Di certo non bisogna dimenticare il lavoro svolto attualmente dai comitati cittadini e dalle associazioni, con il fine di risollevare la difficile realtà teatina (il progetto Arterie ne è un esempio lampante). Purtroppo però, questo non basta.

La domanda più importante, da porre soprattutto all’amministrazione, è la seguente: per quale motivo uno studente dovrebbe scegliere il centro storico al posto dello scalo, rinunciando così alla vicinanza del campus o a servizi come aule studio, biblioteca, mensa e segreteria? Di certo non saranno le belle piazze, i vicoletti o i palazzi storici affittati a buon prezzo a convincere lo studente.

Romboweb Abruzzo – Claudio Tucci

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