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“Lavori in corso”: Chieti preferisce i cantieri eterni agli spazi aggregativi per i giovani

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Sulla Biblioteca De Meis e sulla “Cittadella della Cultura” tutto tace; la Regione, la Provincia, il Comune e l’Università snobbano il Comitato Cittadino e i collettivi studenteschi

Spesso si parodizza la figura dell’anziano che adora passare il tempo a guardare, con fare contemplativo, i cantieri aperti nelle strade o piazze della propria città. Ma vi è un momento in cui la parodia si spegne di fronte allo stato dei fatti. Nella grande Theate è più facile per gli anziani passare il tempo libero che per i giovani; questo non accade solo per la copiosa presenza di cantieri aperti da anni, ma soprattutto perchè alcuni di quei cantieri (o progetti di lavoro) sono lì per la creazione di spazi di aggregazione giovanile.

La Biblioteca De Meis: un rudere a cielo aperto

Paradossalmente, sembra che Chieti rivolga il suo assetto urbanistico escludendo i giovani ed in particolar modo gli studenti; e laddove la comunità si spende per la creazione di centri aggregativi, le amministrazioni (universitarie, locali e non) rispondono con eterni “lavori in corso”.

Un rudere a cielo aperto. Ecco cosa è diventata la Biblioteca De Meis dopo i crolli del 2005. Ora tutti i libri della biblioteca sono situati in via Spezioli, nel complesso del Theate Center.
“Un edificio di circa 600 metri quadrati distribuiti su tre piani che ospiterà un luogo di aggregazione culturale” come si legge nel comunicato stampa del 24 luglio 2017 dal sito della Regione Abruzzo. Ci si era lasciati così, con la promessa da parte della Regione e con la volontà dei restanti enti amministrativi. Ma oggi la situazione è la stessa dell’anno precedente, il cantiere resta aperto (per la gioia di alcuni) mentre la Biblioteca De Meis continua ad essere un rudere nel cuore del centro storico. Ma, tralasciando con fatica il decoro urbano, resta il fatto che Chieti non offre alcuno spazio di aggregazione giovanile se non quei cantieri che mirano più che altro ad un’aggregazione senile. Molte città italiane hanno prefetito creare un assetto urbanistico indirizzato agli studenti e, senza andare lontano, basterebbe osservare Teramo.
Teramo, anch’essa centro universitario, anch’essa abruzzese ma con molti meno studenti rispetto a Chieti (circa 8mila contro i quasi 27mila della d’Annunzio), ha deciso di recuperare l’Ex Manicomio per realizzare la “Cittadella della Cultura”; un progetto che è stato finanziato dalla Regione con 35 milioni di euro del Masterplan.

La risposta del Comitato cittadino e del collettivo studentesco:

Ciononostante una parte consistente della comunità teatina non è rimasta a guardare, con fare contemplativo, quei cantieri che da anni bloccano la speranza di un volto nuovo alla città. Nel 2014, su iniziativa della Consulta comunale delle Associazioni culturali, veniva costituito il Comitato cittadino per la salvaguardia e il rilancio della città di Chieti con un programma riassunto nello slogan: “La Biblioteca A.C. De Meis all’ex Ospedale militare….e non solo“. In poco più di un mese il Comitato ha raccolto 8.050 firme e nel 2016 con una consultazione partecipativa, tra associazioni, scuole e collettivi, ha elencato i suoi principali obiettivi: trasferire nell’ex caserma Bucciante, ora di proprietà del demanio, la Biblioteca De Meis come parte di quella che dovrebbe diventare la “Cittadella della Cultura”; recuperare la De Meis salvando almeno ciò che non è crollato nel 2005 e trasformando la struttura in uno spazio di aggregazione giovanile.

Si è scherzato finchè si è potuto. Parodizzare ancora, una realtà che non si presta solo all’ironica figura del “vecchietto al cantiere”, non è sufficiente per descrivere oggettivamente le problematiche. Chieti continua a non mostrarsi aperta verso uno slancio urbanistico in grado di restituire un volto nuovo alla città abruzzese. Un volto giovane che rispecchi ad esempio lo status di centro universitario riuscendo finalmente a comprendere le potenzialità di un ateneo che ospita più di 15mila studenti. Il tutto ovviamente dovrebbe puntare al miglioramento dell’economia locale, di una maggior comunicazione urbana tra il colle e lo scalo in modo che anche lo studente fuori sede sappia di una parte storica della città.

E chissà, magari basterebbe ascoltare le voci giuste, le voci di chi oggi non è ancora pronto per le eterne contemplazioni dei cantieri.

Redazione Romboweb Abruzzo – Claudio Tucci

 

 

 

 

 

 


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