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Bufera alla d’Annunzio: gli studenti vogliono vederci chiaro

La questione è su tutti i giornali. Uno scossone che riguarda il Rettore e i direttori di dipartimento. Cosa sta succedendo? 

Da alcune ore la d’Annunzio è in fibrillazione per alcuni articoli pubblicati da testate locali che hanno fatto supporre una sorta di “sfiducia” al Rettore. Ma cosa sta succedendo realmente? 13 Direttori di dipartimento hanno firmato un’esplicita richiesta per conoscere approfonditamente la logica e le determinanti di alcune scelte effettuate.
La legge Gelmini ha profondamente innovato il sistema di Governance degli Atenei, e per una piena “aderenza” di queste norme, il sistema normativo interno è ancora in via di definitivo compimento. L’articolo 17 dello Statuto del nostro Ateneo presuppone un rapporto “fiduciario” tra Rettore, Consiglio di Amministrazione e Direttore Generale che determinerebbe una coesione fattuale per il corretto funzionamento dell’Ateneo.

Tuttavia nel nostro Statuto c’è una lacuna rappresentata dal mancato allineamento tra il mandato del Rettore e quelli del Consiglio di Amministrazione (CdA) e Direttore generale. La commissione di Senato, dopo un lavoro di 4 mesi, ha proposto una bozza di “appianamento” che però non è mai approdata in discussione al Senato accademico.

Il problema di riallineamento dei mandati non è stato risolto e si è ripresentato in queste settimane. A meno di un anno di scadenza del mandato rettorale, il Consiglio di amministrazione è stato ricostituito per i prossimi 4 anni e questo significa che, togliendo un anno che resta al nostro rettore in carica, il Consiglio di amministrazione avrà un arco temporale ulteriore di altri tre anni. Stessa cosa per il Direttore Generale che avrà, secondo contratto, un orizzonte temporale di un anno superiore al mandato del Rettore.

Questo cosa significa? Significa che il nostro futuro rettore si troverà per metà mandato a dover fare i conti con una squadra che non è sua determinando così un’effettiva fase di “stallo”. I 13 Direttori di Dipartimento affermano il loro ruolo “morale” di vigilanza e accusano la scelta meramente politica del Rettore a non aver avuto l’intenzione, per lungo tempo, ad intervenire sullo Statuto, scelta che determinerà certamente uno scollamento dell’assetto della governance universitaria.

Il peso di scelte puramente politiche ci fa capire che alcune volte non è importante il servizio che si offre agli studenti, o la puntualità, la coerenza, la trasparenza che dovrebbe avere un’università. Quello che conta, dietro tutto questo “sipario”, è un gioco quasi perverso che riguarda potere, politica, poltrone e contratti. Questo articolo, nonostante la difficoltà a decifrare le fonti, era dovuto per dovere di cronaca e  nei confronti della parte viva dell’università; gli studenti.

 

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