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I soggetti, il loro contesto, le loro storie

Benoit Paillè e la ritrattistica d’impatto emotivo. Dal progetto Stranger tourist self-portrait al Rainbow Gathering

Benoit Paillé è un giovane fotografo franco-canadeseDopo aver intrapreso la carriera da medico biologo decide di cambiare totalmente rotta sopratutto al suo gusto artistico, diventando un fotografo autodidatta. Sin dall’inizio acquista notorietàaiutato anche dal crescente numero di followers sui social network che gli hanno assicurato una certa popolarità. Negli ultimi anni ha ricevuto un grosso riscontro da parte del pubblico che ha apprezzato i suoi scatti nelle mostre tenute  in Canada, Stati Uniti, Europa e Giappone. Il suo stile è caratterizzato da una creatività particolarmente istintiva. Non cerca specifiche immagini da catturare ma si lascia guidare da quello che la realtà gli propone, da situazioni che li si rivelano spontaneamente: predilige infatti soggetti semplici, persone comuni ritratte all’interno del loro contesto o in scenari della natura.
Il progetto “Stranger tourist self-portraitne è un chiaro esempio: nella sua opera immortala infatti turisti a caso sulle spiaggeL’idea di Paillè è semplice: piazzare la macchina fotografica sul bagnasciuga di una spiaggia messicana, fermare turisti di passaggio e lasciare a loro il compito di fotografarsi.
 Molto suggestiva è la serie di scatti raccolti sotto il nome di “Stranger“, un progetto iniziato nel 2007 nel quale i modelli dell’artista sono estranei incontrati per strada, in treno, nelle periferie. Parlando con le persone per fotografarle, Paillè ha raccolto le loro storie e le ha raccontate nei suoi scatti.
“Il mio primo obiettivo è stato quello di rompere la regola del non parlare con gli sconosciuti, di non disturbare le persone nei luoghi pubblici”.
Paillè non sceglie i suoi modelli per la bellezza fisica ma per il loro impatto emotivo
Per me la bruttezza è metafisicamente bella, dice. L’artista rappresenta anche il rapporto tra uomo e natura nel suo progetto “The Rainbow Gathering“, che risulta essere il capolavoro più noto. I Rainbow Gathering sono incontri periodici tra persone che vogliono condividere ideali di pace, armonia e libertàLe comunità si riuniscono in luoghi incontaminati, isolati, spesso nelle foreste, per condurre una vita alternativa a quella consumistica, allontanando tecnologie, mass media e in generale ogni forma di materialismo. Il primo incontro avvenne nel 1972 negli Stati Uniti, ed ancora oggi il fenomeno è diffuso in quasi tutto il mondo. Le comunità dei Rainbow seguono determinati principi durante gli incontri, come l’eco-sostenibilità, l’alimentazione veganail rispetto per gli uomini e per la natura, la rinuncia all’alcool, alle droghe pesanti e agli apparecchi elettronici. A Paillè è stato permesso, in via del tutto eccezionale, di introdurre nell’incontro la macchina fotografica una volta stabilito un intimo legame con i partecipanti, definiti suoi fratelli e sorelle. Decide di entrare a far parte di queste comunità per puro caso, affascinato dallo stile di vita lontano dalla frenesia di tutti i giorni e partecipa successivamente ad undici incontri Rainbow in Quebec, Messico, Isole Canarie e Guatemala, tutte esperienze intensamente significative per lui. “Andare in un Rainbow Gathering ti cambia come persona, scopri qualcosa di profondamente alternativo, qualcosa in cui fai fatica a credere possa esistere realmente“.

La serie di ritratti è stupefacente, carica di una potenza emotiva che tocca l’animo di chi le osserva. Paillè coglie i soggetti in pose naturali per ricreare al meglio il clima che si respira nei raduni.

Dopo ogni Rainbow, torno con idee, idee che mi cambiano la vita. Incontro persone che conducono svariati stili di vita. Ho scoperto che è possibile essere felici vivendo in un altro modo”.

“Tornare da un Rainbow significa riconsiderare se stessi. Ti senti trasformato, purificato. Quando torno a casa apprezzo i miei comfort, ma non vedo l’ora di tornare al prossimo raduno e rivedere le persone che ho incontrato e che ho amato. Nei Rainbow si creano comunità vere e proprie” Questo giovane fotografo, tramite i suoi ritratti, ci avvicina ad un mondo che ci appare utopico e surreale: col suo stile privo di artifici ci regala un assaggio di un’esperienza un po’ fuori dal mondo, che può essere compresa fino in fondo solo se vissuta.

Chiara Esposito

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