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Abolizione del test a Medicina: è caos

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Ancora confusione al governo: nella Legge di Bilancio si abolisce il numero chiuso a Medicina. I Ministeri Sanità ed Istruzione non sapevano della proposta e frenano sulle decisioni. I Rettori subito contrari

È nuovamente la confusione a far da protagonista nello scenario politico del governo giallo-verde. Nel comunicato stampa del Consiglio dei Ministri, pubblicato ieri notte, si legge: «Si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, permettendo così a tutti di poter accedere agli studi». Ma subito arriva la smentita sia dal Ministro Bussetti sia dalla collega alla Sanità Giulia Grillo la quale conferma di non essere a conoscenza di una simile proposta.
A quanto pare anche nella maggioranza sembra difficile trovare una linea politica comune senza che si finisca in situazioni incomprensibili, in cui la voglia di ridurre la politica a propaganda prevale sulla progettualità di una riforma.

Un comunicato stampa non è una legge

Scrivere in un comunicato «si abolisce il numero chiuso nelle Facoltà di Medicina» non ha alcun valore legislativo, anzi, agendo in questo modo si alimenta solo uno stato di disinformazione che è il contesto preferito per forze politiche di stampo populista. Per arrivare ad un obiettivo così importante c’è bisogno di un lavoro costante ma soprattutto graduale, fatto di riforme e di maggiori investimenti nel settore universitario. Questa, ad esempio, è la posizione dei Rettori che si sono posti subito contrari ad una proposta così radicale e che hanno già ribadito il loro punto di vista nel merito: aumentare il numero di posti a disposizione ed intensificare i contratti delle borse di studio per Medicina.

Eppure pochi giorni prima, il CNSU (Consiglio Nazionale degli Studenti) ha approvato all’unanimità un parere sul Documento di Economia e Finanza (DEF) che è ben lontano dalle scelte del governo, un governo che continua a non confrontarsi con gli organi deputati alle tematiche universitarie.
Nel testo approvato nel Consiglio degli Studenti si descrive il percorso migliore da attuare in modo da raggiungere quell’obiettivo nobile, ovvero “permettere a tutti di poter accedere agli studi”. “La revisione del percorso di studi a partire dal sistema di accesso” deve diventare oggetto di discussione coinvolgendo, necessariamente, tutti i soggetti istituzionali e tutti gli organi di rappresentanza studentesca. 

Non ci sono le condizioni strutturali per consentire una proposta del genere

Mancano aule, servizi e strutture adeguate ad ospitare un’ondata maggiore di studenti; soprattutto servirebbero più docenti rispettando le linee guida europee che indicano il numero di docenti in rapporto alla mole di studenti iscritti.
Perché gli effetti non del tutto positivi del numero chiuso nelle Facoltà di Medicina, istituito per contenere i costi a carico del sistema sanitario, è un dato assodato come, difatti, lo è quello che vede circa 13 milioni di persone escluse dalle cure mediche  a causa della mancanza di organico e dell’incapacità del Sistema Sanitario Nazionale di assicurare a tutti un diritto alla salute.

Al momento quello che resta è il solito atteggiamento di questo governo, sempre pronto a scagliare arringhe e manifesti politici per poi ritornare sui propri passi come se nulla fosse. “Non pagheremo la quota per il bilancio europeo!” poi pagata con due giorni di anticipo; allo stesso modo “si abolisce il numero chiuso a Medicina” quando in realtà si tratta “di un obiettivo politico di medio periodo per il quale si avvierà un confronto tecnico con i ministeri competenti e la Crui, che potrà prevedere un percorso graduale di aumento dei posti disponibili, fino al superamento del numero chiuso” come ha specificato il governo in posizione di difesa.

Romboweb Abruzzo-giornale studentesco universitario

 Claudio Tucci

 


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